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Nepal, a un anno dal terremoto vi raccontiamo le storie di disperazione e coraggio di alcune giovani donne

Era il 25 Aprile 2015 quando il Nepal venne scosso da un violentissimo terremoto che causò oltre 8mila morti ma anche innumerevoli danni: ad un anno da tutto ciò, vi raccontiamo la storia di 4 adolescenti che con moltissima forza e smisurato coraggio combattono per i loro diritti.

Il terremoto che ha fatto tremare la terra del Nepal un anno fa è stato il più forte evento sismico (magnitudo 7,8) che abbia mai colpito questa parte di mondo dal 1934 ad oggi: morti, feriti e distruzione, però, non sono state le uniche conseguenze di questo disastro naturale. Il terremoto e le condizioni difficili hanno avuto un forte impatto su donne e ragazze del Nepal: la mancanza d’acqua, i servizi igienici e i canali distrutti hanno infatti avuto fortissime conseguenze sulla privacy, sulla condizione igienica delle donne nepalesi e talvolta anche sulla loro sicurezza. Proprio per questo motivo Plan International ha deciso di intervenire in modo concreto allestendo gli “Adolescent Friendly Spaces”, dei centri protetti in cui le giovani donne hanno avuto modo di raccontare le proprie esperienze di disperazione ma anche di coraggio: questi spazi, oltre ad essere un luogo di condivisione, sono dei veri e propri centri in cui figure qualificate cercano di mettere in guardia le giovani donne – adolescenti dai 12 a 18 anni – da tutti i tipi di pericoli in cui possono incorrere dato il peggioramento delle condizioni di vita, dai matrimoni precoci allo sfruttamento sino agli abusi sessuali.

Con il più alto tasso di gravidanze in età adolescenziale dell’Asia del Sud e con il 42% di matrimoni precoci, il Nepal è già da anni sotto i riflettori per le difficili condizioni delle donne e, soprattutto, delle ragazze: ecco che allora, mai come in questo momento di difficoltà, Plan International ha reputato fondamentale la nascita di centri protetti in cui le donne potessero confrontarsi e parlare liberamente dei propri problemi lontano da genitori, mariti o suoceri. Ogni centro ospita sino a 23 ragazze che, per un periodo di cinque mesi, si riuniscono per discutere di questioni che vanno dalla salute sessuale e riproduttiva sino all’organizzazione familiare e ai diritti delle donne. Nei paragrafi seguenti, vi raccontiamo i pensieri di alcune giovani donne che nei centri di Plan International hanno capito che, nonostante le difficili condizioni in cui versa la loro terra, essere giovani donne significa che i loro diritti alla protezione, a scegliere e all’educazione continuano ad esistere e sono più importanti che mai.

Sumita, 17

nepal terremoto plan international

“Siamo rimaste calme. Ma ora siamo coinvolte e dobbiamo interagire con gli adulti. Come giovani, non ci siamo sentite incluse: nessuno ha mai chiesto la nostra opinione. Essendo giovani, siamo in grado di guidare la comunità. Il nostro primo ministro Nepal è una donna e un esempio per noi. La mia famiglia non supporta i miei studi, ma voglio dimostrare loro che posso avere successo”

Bhumika, 24

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“Sono la mediatrice dello spazio per giovani donne di Dolakha. Offro il mio tempo libero per lavorare nel sociale: nella nostra società, la gente guarda dall’alto verso il basso noi donne. Non abbiamo diritti al di fuori delle nostre case.”

Namuna, 17

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“Quando ci si sposa giovani è difficile fare sesso sicuro e la probabilità di contrarre malattie è quindi altissima. Il matrimonio diventa un ostacolo poiché non puoi crescere quando ti sposi giovane. Non voglio avere altri figli: voglio solo impegnarmi per crescere al meglio il mio. Ora difendo, o almeno provo, il mio diritto di non avere rapporti ma spesso è difficile convincere mio marito.”

Asmita, 17

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“Prima non avevamo fiducia a causa di come eravamo trattate, anche la nostra educazione ci ha fatto sentire diverse. Ora, invece, possiamo andare a scuola e sentirci come i ragazzi”

 

(Credits: Plan International/Max Greenstein)

 

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