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Nepal in ginocchio per l’embargo e il terremoto: il progetto d’aiuto di Asia-Onlus [INTERVISTA]

Il 25 Aprile 2015 in Nepal si è verificato un terremoto che ha messo in ginocchio il paese. Una delle prime organizzazioni che si sono attivate per dare supporto è stata l’Associazione Asia Onlus che da molti anni opera nella zona asiatica fornendo aiuti, costruendo scuole e salvaguardando il patrimonio religioso e culturale del Tibet e dei paesi limitrofi. Abbiamo intervistato il Direttore di questo progetto, Andrea Dell’Angelo, sulla situazione odierna.

Da quanto tempo è Direttore di Asia Onlus?
Sono direttore dell’Associazione Asia da ormai 25 anni. Il mio interesse è nato mentre frequentavo il corso di agraria all’Università di Napoli. In quel periodo il professor Namkhai Norbu insegnava lingue e letterature tibetane all’Orientale di Napoli ed è stato proprio in quel momento che sono entrato in contatto con lui. Rimasi affascinato dalle sue lezioni e negli anni successivi, per la precisione nel 1978, mi recai con lui in India per realizzare dei filmati sui rifugiati del Tibet che in quel periodo era occupato dalla Cina. La nostra ricerca riguardava i metodi con cui i rifugiati in esilio conservavano la medicina tradizionale. Quando tornammo in Italia, io mi laureai in agraria e alcuni anni dopo, nel 1988, il professor Namkhai Norbu fondò l’Associazione ASIA.

Come e quando è nata l’Associazione ASIA Onlus?
Come ho già detto, ASIA è stata fondata nel 1988 dal professor Namkhai Norbu, maestro Dzogchen e profondo conoscitore della storia e della cultura tibetana, in Italia dagli anni ’60 su invito del professor Giuseppe Tucci, eminente Orientalista e padre della Tibetologia in Italia. Il professor Tucci, a cavallo fra gli anni ’30 e ’40, aveva riportato nel nostro paese numerosi testi antichi tibetani; un patrimonio di libri, manoscritti e documenti depositati presso l’isMEO, diventato nel 1995 isIAO. Il professor Namkhai Norbu lavorò su questi testi tibetani assieme a Giuseppe Tucci.

Quali sono gli obiettivi che l’Associazione ASIA Onlus si pone?
Asia è l’acronimo di Associazione per la Solidarietà Internazionale in Asia. Come si evince dal mandato dello statuto, operiamo nei paesi asiatici e in particolare nelle zone himalaiane. Siamo in Nepal dal ’96, in primo luogo con progetti di educazione. Secondariamente abbiamo cominciato a promuovere tutta una serie di progetti di captazione, distribuzione e potabilizzazione dell’acqua, e dal 25 aprile del 2015, data del terribile sisma, siamo intervenuti con progetti di prima emergenza. Portiamo avanti progetti di sviluppo perché il Nepal ha alle spalle 10 anni di guerriglia maoista con più di 170mila morti ed è da sempre uno dei paesi più poveri al mondo. D’altronde non avendo nessuna importanza geopolitica ed economica è completamente abbandonato da quelli che sono i finanziamenti della cooperazione internazionale.

Cos’è successo il 25 aprile 2015 in Nepal?
Il 25 aprile 2015 mi trovavo qui in Italia. Abbiamo ricevuto una telefonata dall’ufficio nella quale mi hanno riferito di questo devastante terremoto, chiedendomi di partire subito per il Nepal. In due giorni io e il mio collega Andrea Casini siamo partiti e abbiamo raggiunto il nostro staff in loco il 27 aprile. La situazione era veramente drammatica. Il nostro staff, quello che si trova in Nepal, è costituito da due espatriati e cinque ragazzi nepalesi. Quando siamo arrivati i loro volti erano sconvolti. La città era deserta e c’erano crolli e devastazione da ogni parte. Poi, il 12 maggio è arrivata la seconda scossa che ha superato il 7° grado. L’epicentro del terremoto si trovava fra le montagne e le conseguenze sono state disastrose: case aperte a metà, altre crollate; molti degli edifici in cemento hanno retto, ma le case di terra e mattoni situate nei villaggi limitrofi sono state completamente rase al suolo.

Come ha reagito il popolo nepalese?
Il mio rispetto per il popolo nepalese comunque è cresciuto in maniera smisurata perché questa gente non chiede e non si aspetta nulla e, nonostante questa crisi, continua ad andare avanti. In tutto questo periodo che ero lì non ho visto una manifestazione, la gente cerca di andare avanti nonostante il paese sia bloccato. Adesso, a causa del blocco frontaliero imposto dall’India, ci sono code di decine di chilometri tra macchine, autobus e moto che aspettano la benzina, ci sono file di bombole incatenate l’una all’altra in attesa che arrivi il gas, non ci sono medicine negli ospedali, quindi i pazienti gravi che se lo possono permettere vengono indirizzati in India e chiaramente nelle zone di montagna scarseggia tutto. Non ho notato scarsità di generi alimentari però il problema è che i prezzi sono aumentati a dismisura. I ristoranti non hanno più menu normali ma unici, con 4 o 5 piatti al massimo perché devono cuocere tutto con la legna e quindi con dei tempi lentissimi. C’è una situazione veramente grave e chiaramente influisce sul nostro lavoro. Noi adesso siamo entrati nella fase di ricostruzione e abbiamo un impegno per costruire 3 scuole nel Distretto di Rasuwa per diverse centinaia di bambini. Il problema è che ci troviamo di fronte a un costo dei trasporti triplicato, perché i camion non trovano la benzina, il cemento e tutto quello che serve per costruire viene dall’India, di conseguenza le spese vengono triplicate. Questo embargo non dichiarato sta decuplicando gli effetti già estremamente negativi di questo terremoto. Inoltre, sta arrivando anche l’inverno, quindi c’è il problema di aiutare queste persone a combattere il freddo, è una situazione drammatica perché non si trova il combustibile per riscaldarsi. Le persone hanno cominciato nuovamente a deforestare e tagliare il legno e, tra le altre cose, non ha i soldi per comprarlo. La situazione è resa ancora più critica da un governo nepalese inesistente, lacerato dalla corruzione e dalle lotte interne. Difatti parlando con colleghi delle nazioni unite si dice che in Nepal oggi c’è una delle 4 o 5 gravissime crisi umanitarie che stanno colpendo il mondo in questo momento.

Quali sono i rapporti fra India e Nepal in questo momento?
A settembre il Nepal ha approvato la nuova Carta Costituzionale che non ha ricevuto pieno favore dalla comunità. Le popolazioni Madhesi e Tharhu che si trovano a sud del Nepal non si sono dimostrati a favore in quanto, questa nuova costituzione, a detta loro, li discrimina. Oltretutto, il primo ministro indiano è fortemente nazionalista e induista e nella zona del Terai sono presenti due importantissimi fiumi, il Koshi e il Karnali e sembra che proprio l’India ne stia rivendicando il controllo. Quindi esiste una situazione geopolitica molto complessa in questo momento.

Com’è la situazione per i giovani nepalesi?
In aeroporto a Kathmandu ho visto solo giovani nepalesi. Chi ha la forza per lavorare va in condizioni durissime – io direi quasi di schiavitù – nei paesi arabi, nei paesi del golfo, in Corea. In Nepal non ci sono fonti economiche, non c’è niente e i giovani vanno via in cerca di lavoro lasciando gli anziani e i bambini nelle montagne. Noi stiamo mandando avanti questa campagna, Namaskar4Nepal, non soltanto per raccogliere fondi e portare avanti la costruzione delle scuole ma anche e soprattutto per sensibilizzare la gente. Bisogna far capire che il Nepal in questo momento ha bisogno di aiuto. 

Qual è stata la reazione del governo italiano e di quello Europeo nei confronti del terremoto in Nepal?
Il governo italiano ha elargito poche centinaia di migliaia di euro inviando in prima emergenza un cargo con delle coperte e altri generi di prima necessità. Poco dopo sono state organizzate alcune riunioni al Ministero degli Affari Esteri, poi del Nepal non se n’è più parlato. In questo momento non ci sono bandi o finanziamenti aperti per il Nepal. L’Unione Europea è intervenuta attraverso ECHO, la Direzione per gli aiuti umanitari e la protezione civile, elargendo fondi a grandi organizzazioni per interventi di emergenza. 

Per una persona comune, com’è possibile aiutare l’Associazione Asia – Onlus?
I modi ci sono e sono molti: diffondere la campagna #namaskar4nepal – www.namaskarfornepal.org, diffondere queste notizie sul Nepal, parlarne e raccogliere fondi, mettere in contatto l’organizzazione con altre potenziali organizzazioni e donatori con le quali creare dei consorzi virtuosi per partecipare alle ricostruzioni. Aiutare il Nepal cercando di trovare tecnologie sostenibili per costruire a costi più bassi possibili degli edifici resistenti ed eco sostenibili. Questo è quello che noi possiamo fare, perché da un lato abbiamo bisogno di risorse economiche e di risorse tecniche per aiutare a ricostruire e sviluppare economicamente il paese, dall’altro accrescere la sensibilità della società civile su questo dramma.

Ho letto che sul vostro sito l’Associazione Asia – Onlus si estende anche all’Italia: ci sono delle sedi, promuovete delle attività in questo senso?
Sì. Noi, come organizzazione non governativa riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri non solo abbiamo un riconoscimento per fare delle attività nei paesi in via di sviluppo, ma abbiamo il riconoscimento per fare tutte quelle che vengono definite attività di educazione allo sviluppo e di informazione della società civile italiana ed europea. Organizziamo conferenze, concerti e lavoriamo con le scuole. Abbiamo promosso tutta una serie di attività legate a Expo sugli orti famigliari e via dicendo. Sono tutte attività con cui da un lato cerchiamo di coinvolgere le persone nei vari settori della società civile: dalle scuole alle università agli addetti alla cooperazione. Trattiamo argomenti come per esempio i cambiamenti climatici, la protezione dell’ambiente in Tibet, la protezione della cultura tradizionale. Dall’altro lato organizziamo eventi per raccogliere fondi e sensibilizzare l’opinione pubblica. Ad esempio, abbiamo organizzato un grande concerto per il Nepal con la partecipazione di molti musicisti italiani: Carmen Consoli, Bandabardò e tanti altri. Cerchiamo di offrire al pubblico sia dei momenti piacevoli attraverso la musica o lettura di poesie, conferenze, racconti di viaggio, sia dei momenti di incontro e conoscenza con l’obiettivo di sensibilizzare le persone su queste tematiche.

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