in ,

Nicola Gratteri ministro? Ecco perché secondo noi è meglio che non lo sia diventato

La mancata nomina a Ministro della Giustizia di Nicola Gratteri, magistrato attualmente in forza alla Procura di Reggio Calabria con il ruolo di procuratore aggiunto, ha fatto parecchio scalpore. Sono emerse prove inconfutabili che il nome del valente magistrato calabrese sia stato scritto nero su bianco nella lista che il neo premier Matteo Renzi ha sottoposto sabato scorso al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Come sappiamo, il dicastero della Giustizia è stato assegnato ad Andrea Orlando, già responsabile giustizia del Partito Democratico: alcuni retroscena parlano di un veto di Napolitano, seccamente smentito, il quale avrebbe preferito le posizioni più garantiste dell’esponente PD, alla visione dura di Gratteri, uomo da anni in prima fila nella lotta alla ‘ndrangheta e che non ha mai nascosto le sue critiche ad un sistema giudiziario troppo debole con i “forti”.

Tuttavia, al di là dei motivi della sua esclusione, pensiamo che lasciare Nicola Gratteri al suo posto in Procura a Reggio Calabria non sia certo un male per la giustizia, anzi. La sua partenza per i palazzi romani della politica avrebbe sicuramente lasciato un vuoto preoccupante nella lotta quotidiana alla “Malapianta”. Si, la “Malapianta”, quella ‘ndrangheta internazionale di cui Gratteri stesso parla nel suo omonimo libro scritto a quattro mani con l’amico Antonio Nicaso, docente universitario tra i massimi esperti della mafia calabrese, e cui il magistrato calabrese ha dedicato “guerra” fin dall’inizio della propria carriera.

Gratteri resta in procura a Reggio Calabria

Vicinissimo all’arma dei Carabinieri e in generale alle forze dell’ordine (vive sotto scorta da anni), Nicola Gratteri, originario di Gerace, nella Locride, ha firmato tutte le più importanti inchieste contro le ‘ndrine di questa martoriata zona della Calabria: da quelle contro i narcotrafficanti internazionali di Platì e Gioiosa Jonica e quelle contro i signori degli appalti e degli affari sporchi, da Siderno a Locri, da Bovalino ad Africo.

A inchieste da lui coordinate si devono  la cattura e l’arresto, avvenuti nel 2013, dei re del narcotraffico mondiale, Roberto Pannunzi e Domenico Trimboli, scovati fuori dal territorio nazionale grazie alla collaborazione della Procura di Reggio Calabria con la DEA americana e la magistratura colombiana. Inchieste che hanno potuto procedere ed avere esito positivo anche per il prestigio di cui Nicola Gratteri gode a livello internazionale. Ecco perché secondo noi, per la nomina a ministro di Gratteri, avrebbero festeggiato soprattutto “coppole e lupare”.

(foto: mnews.it e Nicola Gratteri pagina Facebook ufficiale)

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

Nel Castello di Fontanellato Festa della Donna 2014 tra arte e gusto

Graziano Pellè

L’attaccante italiano Pellé s’innervosisce e prende a calci qualsiasi cosa (Video)