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Nicola Zingaretti alla festa de Il Fatto Quotidiano: “Cambiare nome al PD”

Finisce la tregua estiva nel Pd e, complice il presidente francese Emmanuel Macron, si riapre il dibattito congressuale tra le varie anime del partito. A innescare la miccia è l’intervista di Nicola Zingaretti a “Repubblica” e ribadite in occasione della festa de Il Fatto Quotidiano, in cui il governatore del Lazio (e candidato alla segreteria) “non esclude una alleanza politica con Macron” in vista delle prossime europee. Ma poi chiarisce: “Escludo invece di fare come Macron. La nostra storia e il nostro futuro non si può infilare dentro a quel modello elitario, repubblicano ma rappresentativo dei piani alti della società francese”.

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Cambio nome Pd, l’idea di Zingaretti

Zingaretti non esclude l’ipotesi di cambiare nome al Pd. “A soggetto politico corrisponde un nome politico. Non lo escludo, ma solo alla conclusione di un percorso in cui vedremo cosa siamo diventati. Se questo percorso porterà a una identità diversa, vedremo anche se sarà da cambiare il nome al Pd”. Ma un nome diverso non convince Gentiloni, che risponde a un’analoga proposta avanzata da Carlo Calenda: “Va cambiato il partito, ma non archiviato. È un problema di marketing? Rifacciamo il simbolo? Non confondiamo l’idea che debba cambiare con l’idea che abbia esaurito la sua funzione dopo 10 anni. Non è così. Teniamocelo stretto, anche guardando alle forze progressiste in Europa”.

Congresso Partito Democratico: toto-nomi per la segreteria

“Non sono Zingaretti o Bonaccini, Renzi o Richetti che possono cambiare il Pd”, aggiunge il senatore dem Matteo Richetti oggi a Bologna per un’iniziativa organizzata dall’associazione Futuredem: “Serve un grande movimento dal basso. Serve il congresso, non per ridare un nome o un cognome al Pd – conclude l’ex portavoce del partito renziano – ma per dare un futuro e una prospettiva all’italia”. Per il totocandidati dei renziani, quindi, si riparte dal pressing sul capogruppo alla Camera Graziano Delrio o su Lorenzo Guerini, che però dopo aver assunto la presidenza del Copasir si è tirato fuori più volte, come ha fatto anche Marco Minniti. Restano le ipotesi di candidati ‘outsider’, come il governatore emiliano Stefano Binacciani o di Elisabetta Gualmini. “Inutile parlare di nomi – taglia corto il vicepresidente della Camera Ettore Rosato, che sulla candidatura di Zingaretti commenta: “Non mi sembra un tema all’ordine del giorno”.

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