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Nicolai Lilin, intervista: il silenzio mediatico tra Russia, Italia e Ucraina

Nicolai Lilin, autore di Educazione Siberiana e Il Respiro del Buio, si racconta in un’intervista per UrbanPost. Parla di sé, ma non del suo ego, svela l’identità ancora viva e calda di un sentimento di appartenenza nei confronti della Madre Russia, e lo fa da cittadino italiano per scelta consapevole. Nicolai Lilin guarda la realtà attuale vivendo in Italia e commenta la situazione tragica tra Russia ed Ucraina, analizzando ciò che viene detto e ciò che invece resta nel silenzio.

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Molto spesso, seguendo la sua pagina Facebook e prestando attenzione alle sue parole, capita di incontrare un richiamo al sistema mediatico italiano. Lei ha scritto pochi giorni fa: “I media occidentali dicono sempre che i russi sono irrazionali e si comportano in modo strano”, non si parla di quello che sta accadendo tra Russia e Ucraina, o meglio, se se ne parla, se ne parla male. Allora, che cosa sta succedendo, veramente?

Ho la mia opinione personale, basata sulle ricerche che faccio continuamente sul campo e sui rapporti diretti con le persone che si trovano sul posto, in Ucraina, oltre alle amicizie di alcuni giornalisti indipendenti italiani che si trovano lì. Quello che succede è un’escalation di guerra, di passiva azione, ma non ferma, come pensano in molti. Questa guerra è organizzata da poteri occidentali corrotti; non parlo dell’Occidente come di un’entità malefica, non è un impero del male come una volta Reagan, invece, definì l’URSS, c’è qualcuno che può essere anche buono. In Ucraina c’è una guerra sostenuta da ultraliberisti americani, che rappresentano i poteri delle multinazionali, gli affaristi di alta finanza, delle banche, persone che stanno al di sopra della visione politica come la vediamo noi; non rappresentano uno Stato, sono al di sopra degli Stati, da un giorno all’altro possono decidere se uno Stato deve esistere o no, se devono fare la guerra o meno, come hanno deciso di risanare il debito pubblico americano, ad esempio? Sostenendo la guerra tra Russia e Ucraina e come stanno facendo ora, guadagnando diversi denari dall’aiuto militare che daranno all’Ucraina e di conseguenza all’Europa, perché la costringeranno a sostenere l’Ucraina nella guerra contro la Russia. La presenza della NATO stessa, va giustificata; secondo la logica sana, dopo il crollo dell’URSS, il sistema della NATO doveva essere smantellato, invece ha aumentato la sua presenza in Europa. L’Unione Sovietica non esiste più, mentre la NATO c’è ancora. Il silenzio e la disinformazione, purtroppo, non ci fanno capire tutto.

Elena Bondarenko, deputato dell’opposizione al parlamento ucraino, chiedeva spiegazioni sull’omicidio del giornalista Andrey Stenin e riguardo al genocidio del Donbass, ma è stata zittita. Perché?

Bondarenko non è pro-russa, ma in questo periodo, questa persona che è onesta, perché Bondarenko è onesta, non si schiera con chi è più forte, ma dice ciò che è vero, come lo vede, ha capito che chi vuole davvero l’unità dell’Ucraina, deve lavorare nelle zone del sud est. Lei non vuole che il sud est dell’Ucraina venga perso per sempre, come ad esempio è stata persa la Transnistria. Il governo ucraino, invece, preferisce zittire e abbiamo vissuto, così, un’estate piena di crimini.

Lei fa parte dell’Associazione Culturale Lombardia Russia, che da pochi giorni (il 9 settembre ndr), sta promuovendo la campagna “No sanzioni alla Russia”. Perché no?

Nessuno mi ha spiegato il perché sì. Sono cittadino italiano e non capisco perché dobbiamo fare delle sanzioni ad un altro Paese con cui abbiamo tanti interessi economici. Faccio parte dell’Associazione perché un mio carissimo amico, che ha 36 anni ed ora abita a Cuneo, aveva una fiorente azienda di trasporto di pesce dai pescatori liguri alla Russia e fatturava decine di milioni di euro all’anno, pagando le tasse al nostro Governo e contribuendo alle spese del Paese. Tra amici dobbiamo fare la guardia, ci alterniamo di notte, perché abbiamo paura che si uccida. Ha dovuto licenziare molti dipendenti e ha paura di farsi vedere per strada. Tra l’altro votava Partito Democratico, suo nonno era partigiano, eppure questa è la sua situazione per via delle scelte sciagurate, ed io direi anche criminali, fatte soprattutto del premier Renzi e della sua persona seconda che è Mogherini ed il terzo, Petella…

…Che lei nomina spesso nella sua pagina

Sì, vogliono privare gli italiani di tutti i diritti sociali e trasformarci in schiavi del capitalismo più nero. Non sono contro il capitalismo, ma deve essere sempre equilibrato, con una forte componente sociale. Dobbiamo al più presto togliere le sanzioni.

“Conoscevo da vicino l’oggetto delle loro più grandi paure”, scrive ne Il respiro del buio, dove racconta le cicatrici di un periodo tra i ghiacci della Siberia e San Pietroburgo con i suoi palazzi del KGB. Quanto vive ancora quel “Se sei stato un soldato, sarai per sempre un reduce” e quanto lo percepisce guardando la situazione attuale tra Russia e Ucraina?

Tante situazioni mi hanno cambiato e mi hanno formato. La guerra non è una scuola che augurerei a nessuno, se oggi sono quello che sono è grazie anche a questa esperienza. Non sono restato un reduce che ieri è tornato dalla guerra, sono anche il padre di due bellissime bambine, un artista ed uno scrittore. Ho cambiato cittadinanza, da russo sono diventato italiano, mi sono impegnato per inserirmi nella vostra società italiana; questi anni mi hanno distratto da tante cose legate all’esterno. Quel reduce fa parte del mio essere, ma non è lui che domina. La situazione dell’Ucraina la vedo da ex ragazzo dell’Unione Sovietica che a scuola studiava con persone di diverse provenienze, ma il russo non è un’entità, non è nazionalità, è un segno di appartenenza. Non posso vedere una guerra tra fratelli, ora. Noi siamo legati ed è ciò che gli occidentali non capiscono della Russia. Se incontro un Ceceno qui in Italia, mi risponde di essere russo. Tutti si identificano con la grande madre Russia.

Nonno Kuzja diceva “che tutto comincia sempre dalle piccole cose che sembrano poco importanti, e alla fine si arriva alla totale perdita della propria identità” e per spiegarlo meglio raccontava una fiaba siberiana per capire che “la fame viene e passa, ma la dignità una volta persa non torna più”. Che cosa direbbe oggi Nonno Kuzja ad un Kolima cresciuto e residente in Italia?

Penso che sarebbe stato felice. Avrebbe voluto viaggiare, continuare a conoscere nuove persone, era curioso, un bambino dentro e penso che sarebbe stato felice per me.

E quindi Ne boysya/ Ne prosi/ Ne ver’?

Sa che cosa vuole dire?

Sì, non avere paura, non chiedere, non ti fidare, no?

Noi uomini liberi non dobbiamo avere paura, non dobbiamo chiedere nulla e non dobbiamo fidarci, del potere corrotto dei politici bugiardi, è un motto. Questo è il senso del tatuaggio.

Ne è in arrivo uno nuovo?

No, non mi tatuo da vent’anni.

Grazie 

A cura di Isotta Esposito

 

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