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Noel Gallagher in concerto al Fabrique: l’eroe dei maschi

Alle 21:00 puntuali – chi segue Noel Gallagher sa che i suoi concerti spaccano sempre il minuto – il re del brit pop anni Novanta e i suoi High Flying Birds guadagnano il palco del Fabrique, club milanese che ha ospitato la tappa di Gallagher utile a presentare la sua ultima fatica discografica: “Chasing Yesteday”. Noel non disdegna di fare qualche chiacchiera con il pubblico nelle prime file tra un pezzo e l’altro ma resta, tendenzialmente, fisso sulla propria scaletta e sulle esecuzioni in programma. Gioca con le sue chitarre e propone, come sempre, le canzoni del periodo solista mischiate a vecchi pezzi degli Oasis (tanto le ha scritte lui, quindi sono sue).

Interessante il pubblico che Noel Gallagher convoglia intorno alla propria figura: maschi, tanti maschi per cui Noel è una sorta di modello dichiarato – magari lo è stato quando erano piccoli e adesso, semplicemente, gli sono semplicemente riconoscenti per il tempo speso insieme. Ad ogni modo la forte presenza di testosterone salva la situazione: quando vengono intonati i super classici quali Champagne Supernova, Don’t look back in anger o la cazzara Digsy’s dinner il coro del pubblico pare più un latrato di spartani ubriachi durante il derby Milan-Inter che l’ennesimo remake di Albachiara a San Siro dove le vocine femminili strozzano in modo irreparabile la situazione.

Certo, qualche ragazza sulle spalle di sventurati in cerca di gratitudine post concerto l’abbiamo ravvisata, ed è stato subito un effetto dannatamente, anzi fottutamente come piace a Noel, anni Novanta. Ma qui non siamo a Wembley e quei tempi di allori sono passati anche per Noel. L’ha capito meglio lui rispetto al pubblico a giudicare dal cortese, sardonico distacco che tiene nonostante l’immensa professionalità che l’ha sempre contraddistinto. Le nuove canzoni sono molto orecchiabili anche ad un primo ascolto, il mancuniano tiene fede alla propria natura proponendo motivi semplici, magari vagamente cheap, ma una grande verità va detta. Se Talk Tonight o D’Yer Wanna Be a Spaceman o The Death of You and Me le avesse scritte un musicista qualunque sarebbero rimaste canzoncine carine. Ma se dietro c’è il carisma, la spocchia, quel certo non so che, di Noel Gallagher allora tutto assume contorni che lambisco la sacralità. Anche questo è un talento, di pochi. Non è stato un concerto indimenticabile ma è stato un concerto di Noel Gallagher che agli hipster ci piscia sopra con grande soddisfazione dell’hooligan “so rude” che vive in ognuno di noi.

Ecco la scaletta dei pezzi eseguiti; alle 22:40 si termina in gloria con The Masterplan e si va in pace.

Intro: Shoot a Hole Into the Sun
Do the Damage
(Stranded On) The Wrong Beach
Everybody’s on the Run
Fade Away (Oasis cover)
In the Heat of the Moment
Lock All the Doors
Riverman
The Death of You and Me
You Know We Can’t Go Back
Champagne Supernova (Oasis cover)
Ballad of the Mighty I
Dream On
The Dying of the Light
The Mexican
AKA… Broken Arrow
Digsy’s Dinner (Oasis cover)
If I Had a Gun…

Encore:
Don’t Look Back in Anger (Oasis cover)
AKA… What a Life!
The Masterplan (Oasis cover)

Foto di copertina di Pier Luigi Balzarini

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