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Nomofobia: cresce il numero dei giovani che la provano

Stare connessi è un’espressione che indica un’azione sempre più costante nella società contemporanea. Si è connessi ovunque, sulla rete, con altre persone, in maniera virtuale. Finché lo si è, tutto va bene. Il problema si pone quando arriva la sensazione di non poterlo essere e si concretizza con un vuoto interiore. Ecco la Nomofobia.

La nomofobia è la paura di restare sconnessi  no mobile

Il dramma è che tra i giovani si sta diffondendo sempre di più, uno studio della National Information Society Agency sudcoreana ha stabilito che chi sta connesso in media 5 ore e mezzo al giorno può provare questo terrore e risultare dipendente dal controllo costante Social-App. Si parlava già di cellularomania, telefonino-dipendenza, cellulare-addiction, ma non era ancora rivolta all’uso compulsivo della sbirciatina su Facebook o What’s App.

La Nomofobia genera terrore, ma la dipendenza può provocare danni con disturbi di insonnia, problemi di vista, dati dall’eccessiva esposizione ai display luminosi e ai monitor. Per i giovani, restare essere sconnessi comporta stress e in alcuni anche tremore, perché hanno il bisogno di essere rintracciabili a tutte le ore e di poter verificare anche la presenza altrui. Non ci sono cure per la nomofobia, ma inviti, depurazione quotidiana ti tempo dall’accesso su Facebook/Twitter, diminuire il dosaggio. Provare per credere.

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