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La tragica condizione delle nostre menti eccelse: interviste a Milano (prima parte)

Dallo Speciale Milano e Venezia sulla Notte Europea dei Ricercatori 2014 di UrbanPost, ecco la prima parte delle interviste a Milano.

Le nostre domande: 1 Perché hai scelto di fare ricerca? 2 Qual è / quali sono il tuo obiettivo/obiettivi? 3 Avevi delle aspettative differenti rispetto a quelle che stai vivendo? 4 Pensi che l’Italia si stia muovendo a favore dei ricercatori o siamo ancora molto distanti dagli Stati del Nord Europa?

Fiammetta Costa – Ricercatrice presso il Politecnico di Milano. Ha conseguito un Dottorato di ricerca in Disegno Industriale, è coinvolta nelle attività del team di ricerca Ergonomia & Design, del Dipartimento INDACO di Milano. Espone al Meet Me Tonight 2014 il progetto: “Digital Diorama. Diorami Digitali per la LIM”

1) Perché m’interessava come lavoro. 2-3) Mi occupo di progettazione ambientale. Faccio diversi progetti. Diminuire l’impatto umano sull’ambienteQuesto per esempio è per insegnare il funzionamento degli ecosistemi ai bambini delle elementari (vd DIGITAL DIORAMA. DIORAMI DIGITALI: http://elearning.unimib.it/course/info.php?id=610&lang=frStiamo preparando i contenuti del diorama poi facciamo le prove nelle scuole. Se funzionano lo useranno. Di solito dura due anni, si fanno delle sperimentazioni per poi farlo utilizzare alle scuole.

4) Situazione rispetto al Nord Europa? Tragica, non finanziano più e non assumono più neanche i ricercatori, almeno dal 2008. I professori anziani vanno in pensione e non vengono sostituiti per risparmiare. Io sono stata assunta prima e continuo a lavorare. Il personale delle Università, dal 2008 ad adesso è diminuito forse del 20% e in proporzione i corsi.

Fabio Salice – Professore associato presso il Dipartimento di Elettronica e Informazione (DEI) del Politecnico di Milano. I suoi interessi di ricerca comprendono la progettazione e sintesi metodologie di sistemi VLSI auto-controllo, hardware-software co-design e design a basso sistema di alimentazione. Ha pubblicato più di 70 lavori su CAD per VLSI. E ‘membro della IEEE e di “Computer Society”. In riferimento a “Casa Sicura”, un progetto esposto durante il Meet Me Tonight 2014 che tratta la possibilità in un futuro prossimo di monitorare persone con particolari handicap fisici o soggetti con fragilità psichica per mezzo di controllo remoto.

Stiamo cercando di realizzare un progetto che riguarda la tranquillità reciproca come elemento di riferimento intesa come elemento per consentire il preservarsi di una situazione normale di autonomia: quello che le persone possono continuare a fare nel loro contesto abitativo, ed è adatto alle persone che non ci sono e che possono quindi inserirsi nel contesto abitativo. Per poterlo farecioò innanzitutto abbiamo dato vita, insieme ad un altro gruppo, ad un tavolo congiunto fatto da una parte sociale che ha al suo interno uno psicologo, un sociologo, un assistente sociale e un ingegnere. E un tavolo più tecnologico. Quello sociale è l’interfaccia verso il mondo del terzo settore quindi ASL o altre associazioni che raccolgono i bisogni delle persone e costruiscono un progetto di vita. A partire da questo lo sviluppano e eventualmente chiedono l’intervento del tavolo tecnologico (un 20%) per dare un supporto a queste persone.

La tecnologia come entra? Sulla base delle esigenze delle persone. La persona possono sapere da remoto se il soggetto entra o se esce, oppure se la persona è tranquilla e serena, oppure si sta muovendo all’interno dall’abitazione in un lasso di tempo importante. Quindi si possono fare monitoraggi, rilevazioni dei dati, e di controllo in relazione alla tipologia della persona. Un progetto di vita che coinvolge persone con fragilità di tipo psichico dovuti o contesti familiari ove i genitori sono fortemente preoccupati dagli aspetti economici, dagli aspetti che coinvolgono il vivere all’interno di una casa. Allora l’idea è quella di costruire tutto il framework adattato, personalizzato in base alle persone. Perché le esigenze possono cambiare continuamente.

La persona ad esempio può avere indosso un localizzatore che mi dice dove sta, se sta camminando, se è caduta il sensore lo rileva, anche se ha bisogno di aiuto; può mandare un tweet, fare una telefonata. I servizi sono molti ma possono essere interlacciati tra loro. La domotica è un elemento tipicamente legata al controllo, può andare bene nel caso di persone con fragilità psichiche leggere, allora in quel caso il controllo diventa importante e può essere integrato. Da dispositivo remoto (supervisore in remoto) è possibile spegnere o accendere una luce oppure, posso capire se ci sono intrusioni. Progetto che è iniziato 5 anni fa e mi auguro che continui anche quando io sarò in pensione. Il progetto conta di rilevare le caratteristiche della persona e di avere quindi una schiera di dati facilmente leggibili sulla base dei quali è facile rilevare delle variazioni comportamentali che devono essere interpretate dal tavolo sociale e sulle quali costruire delle azioni. Ma tutto deve essere molto semplice. L’insieme dei dati che produce l’informazione, è il modo con cui l’informazione viene esposta che rende facile o meno il progetto. Nel prossimo futuro sarebbe bello formare una figura mista dell’informatico sociale e quindi che possa fare interventi sia di configurazione che di comprensione del fenomeno. Una figura nuova per le persone anziane il cui numero crescerà ancora di più nei prossimi anni. Si tratta d un servizio che è costruito su di te.

2-4: La cosa che mi fa sperare in un cambiamento del prossimo futuro è di quello di cui abbiamo bisogno è dato dalla persone che lavorano in questo contesto che ancora oggi hanno quella stella nel cuore che gli permette di andare avanti in condizioni che non sono esattamente le più semplici.

Quindi io credo molto di più nelle persone che vivono in questo Paese e non in altri strumenti, speriamo ci siano altre trasformazioni importanti. Persone che vanno all’estero potrebbero avere ragione di farlo come anche non avrebbero ragione di farlo. Tutti noi siamo andati all’estero. Se credi in quello che fai non c’è un Paese di riferimento, ci sono magari delle opportunità diverse, se uno vive in un Pese dove non ci sono problematiche di finanziamento e dove le aziende credono e investono molto in certe direzioni e se hanno proprio un modo costruttivo di affrontare certe questioni, le cose possono funzionare meglio. In un contesto come il nostro dove è oggettivamente difficile fare ricerca e andare avanti solamente per il fatto che i risultati della ricerca non sono immediati ma il frutto di tanto lavoro.

Bisogna crederci, allora il coraggio dei ricercatori che continuano a perseverare nella loro missione, che è una missione di vita. Non voglio toccare gli aspetti economici, abbiamo gli stipendi come tutti gli altri bloccati da anni. Ci sono difficoltà anche di questo ordine, c’è sicuramente il fatto di avere uno stipendio non adeguato dal punto di vista del ruolo sicuramente molte persone hanno problemi. Cioè è difficile rimanere in un posto dove prendi ‘1 k’ e c’è un posto in Svizzera dove prendi ‘4 k’. Ti viene voglia di fare qualche passaggio… Non voglio parlare di denaro in assoluto ma la differenza di percezione del trattamento, abbiamo delle difficoltà oggettive. Nel credere che quel stiamo facendo sia corretto. Non voglio parlare solo di noi. Prenda un professore delle superiori che vive con 1300 euro al mese e vive in contesti difficilissimi dove ha studenti che hanno bisogno di supporto che non ci sono più e allora, cosa stiamo dicendo? Le nuove generazioni stanno crescendo nelle mani di persone che sono oggettivamente in difficoltà con lavori difficili e sottopagati. Cosa stiamo facendo? Bisognerebbe farsi questa domanda.

Interviste a cura di Elisa Genua

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