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I nostri ricercatori trattati a pesci in faccia: interviste a Milano (seconda parte)

Dallo Speciale Milano e Venezia sulla Notte Europea dei Ricercatori 2014 di UrbanPost, ecco la seconda parte delle interviste a Milano. Per leggere la prima parte, qui.

Le nostre domande: 1 Perché hai scelto di fare ricerca? 2 Qual è / quali sono il tuo obiettivo/obiettivi? 3 Avevi delle aspettative differenti rispetto a quelle che stai vivendo? 4 Pensi che l’Italia si stia muovendo a favore dei ricercatori o siamo ancora molto distanti dagli Stati del Nord Europa?

Giovanna Gabetta – la prima laureata in ingegneria nucleare al Politecnico di Milano, classe ’52. Espone al Meet Me Tonight “Alla ricerca di un’ingegnere con l’apostrofo” e il progetto www.leragazzepossono.org.

prima ingegnera nucleare d'Italia

1) Diciamo che io l’ho deciso sin da bambina diciamo che mi piaceva l’idea di fare un lavoro in laboratorio, continuare a studiare tutta la vita qualche cosa”. 2) “Io sono ingegnere, mi sono occupata per sedici anni di ingegneria nucleare e adesso lavoro al’Eni quindi nel campo del petrolio ma mi occupo di materiali metallici danno materiali metallici danno la corrosione, queste cose qua. La mia è ricerca di tipo industriale molto applicativa forse non particolarmente di alto livello, noi cerchiamo se una roba funziona per l’obiettivo che abbiamo ingegneristicamente. Se una condotta che trasporta il gas si bucherà oppure no, cose di questo tipo. Sempre in centro di ricerca chiamato CIDEC, molto noto a Milano, poi l’hanno chiuso a Milano nel ’96.

3) A me sarebbe piaciuto lavorare più in un gruppo perché al giorno d’oggi una testa sola non basta invece sono riuscita magari per incapacità mia oppure io ho molto studiato anche la situazione delle donne. Normalmente gli uomini vengono preferiti solo perché vengono considerati quelli che portano a casa lo stipendio. In generale se il marito trova un posto migliore la ragazza lo segue. Cioè noi ci mettiamo sempre in seconda linea e quindi questo ci impedisce di raggiungere qualche traguardo. Io direi che mi sono spostata e mio marito mi ha seguito, io ho sempre continuato a lavorare nonostante la famiglia e tre figli. Io mi sento di essermi impegnata molto però diciamo che le aziende per cui lavoravo non se ne sono molto preoccupate. Come se non volessero utilizzare il capitale che hanno, nel caso singolo non si può parlare, uno può fare delle cose e sbagliare, però se statisticamente le donne non arrivano a posizioni di un certo tipo vuole dire che…diciamo i ‘bravi’ e ‘i non bravi’ sono distribuiti equamente quindi anche la capacità di fare certe cose dovrebbe essere statisticamente distribuita, dopo di che non se ne può fare una questione, il caso personale in un’azienda molto grande è questione di essere un ‘numero’. Non siamo insostituibili. Io ho avuto moltissime soddisfazioni dal punto di vista personale. Ho lavorato negli Stati Uniti appena laureata, e adesso si ricordano ancora di me, ho tanti amici. Ho pubblicato tanti libri come questo che sto pubblicizzando, sulla storia delle prime laureate in ingegneria fatto con l’associazione delle donne ingegneri.

4) La situazione non è molto buona perché in realtà non ci si crede tanto in Italia, questo parlo per il campo di ricerca in cui lavoro, in ingegneria. I soldi che si spendono in ricerca li si spendono solo “per facciata”. Questa è la mia impressione dopo tanto tempo. La situazione la sto vedendo peggiorando. E’ vero che invecchiando uno magari diventa più pessimista. Quando uno dice ‘ai miei tempi’ vuole dire che è invecchiato (ride). Cioè ci siamo illusi di poter andare avanti senza continuare a studiare, studiare in un servizio e allora adesso sarà un po’ dura recuperarlo.

Simona Pezzano – Ricercatrice Universitaria IULM – www.legadicultura.it Espone al Meet Me Tonight il progetto: “I Paisan: cultura rurale della Bassa Padania”.

4) La mia situazione in italia è che io ho concluso…ho un assegno 2+2 cioè due anni e poi mi sono stati rinnovati altri due anni dopo aver fatto il dottorato e adesso sta scadendo l’assegno e non si cosa sarà di me. Questa è la situazione e non lo so, non mi sembra ci siano grosse prospettive. Io non so come sia la situazione a fisica o a ingegneria, normalmente si dice che a ingegneria trovino più facilmente.Posso parlare dei settori in cui sono stata, scienze umanistiche. Io ho una formazione un po’ complessa, ho una laurea in filosofia e poi però ho un dottorato in scienze della comunicazione ma adesso sono inquadrata sotto il cinema. Perché io in realtà ho una storia passata. Ho lavorato nel cinema, infatti la mia ricerca è legata alle immagini, infatti questi sono archivi e di fotografia e di film (Lavorava nel montaggio).

Quindi la mia preparazione non è così peregrina perché io mi sono occupata anche quando ero a filosofia di quel filone che si chiama “Filosofia delle Immagini”, in qualche modo mi sono sempre occupata di immagini ora magari con un occhio in più in estetica. Il mio assegno in ricerca nello specifico è legato all’Expo, il leitmotiv di questa ricerca è la relazione tra migrazione e cibo, e in effetti ci sta dentro questo archivio perché i migranti adesso trovano lavoro nelle aziende zootecniche lombarde. Sensibilizzazione dell’uomo rispetto all’animale per uno sfruttamento così intensivo e l’uccisione di animali ogni minuto. Rapporto uomo-animale.

Interviste a cura di Elisa Genua

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