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Oasi WWF Ripa Bianca Jesi, la replica del Direttore a UrbanPost

“Alcuni giorni fa è comparso un articolo sull’Urban Post della dottoressa Anna Cuccuru dai contenuti a mio avviso chiaramente diffamatori (per questo si sta valutando se ci sono gli estremi legali per la denuncia) e contenente molte imprecisioni e false notizie. Innanzitutto la Riserva sembra che piaccia molto agli Jesini e in generale a chi la visita, considerando che è frequentata da circa 6000 persone ogni anno, con il tutto esaurito nel periodo primaverile da parte delle scolaresche (provenienti anche da fuori provincia) e dei partecipanti ai laboratori ed alle attività organizzati dal Centro di Educazione Ambientale Sergio Romagnoli.

Per quanto riguarda la collocazione in prossimità della Zona Industriale di Jesi e accanto alla S.S. 76 (e non autostrada), essa è stata scelta autonomamente dagli animali agli inizi degli anni ’90 che hanno iniziato a nidificare sugli alberi di un bosco sulle rive del lago. Attualmente la Riserva è la più importante area protetta delle Marche per la nidificazione degli ardeidi (aironi e affini), unico sito per la Regione per la nidificazione della Sgarza Ciuffetto e Airone Guardabuoi e tra i dieci siti di nidificazione nazionali per il Marangone minore.
La principale caratteristica della Riserva è proprio quella di essere un’area con un’elevata biodiversità, facilmente osservabile da postazioni di birdwatching arrivando con una passeggiata in bicicletta dalla città di Jesi oppure con poco più di un’ora di macchina dalle diverse provincie delle Marche. Uno degli obiettivi della Riserva, proprio perché si trova in un contesto antropizzato, è quello di proporre stili di vita, pratiche e progetti ecologicamente sostenibili. E’ sufficiente visitare il sito e la pagina Facebook della Riserva, che vengono aggiornate settimanalmente, per rendersi conto delle attività e dei progetti che si stanno portando avanti.

La sede della Riserva, è una ex casa colonica (e non “cantoniera”) ristrutturata con tecniche di bioarchitettura (materiali atossici, risparmio energetico, fonti energetiche sostenibili, ecc.) grazie ad un finanziamento dell’Unione Europea e del Comune di Jesi. La casa ospita gli uffici della Riserva, la sede del Centro di Educazione Ambientale “Sergio Romagnoli” del Comune di Jesi, la stazione Ornitologica e la stazione Entomologica della Riserva, ed anche il laboratorio veterinario del Centro Recupero Animali Selvatici (C.R.A.S.), che fino alla fine degli anni duemila ha accolto annualmente dai 300 ai 400 animali selvatici. Purtroppo per carenza di fondi provenienti dalla Regione Marche, il WWF Italia è stato costretto, con molto dispiacere, a chiuderlo in attesa che il finanziamento venga ripristinato. Le cassette nido per gli uccelli alle quali la dottoressa Cuccuru fa riferimento, vengono realizzate nell’ambito dei laboratori di educazione ambientale che la Riserva organizza per far sviluppare nei bambini una propria manualità e la sensibilità verso la protezione della natura. Le cassette nido prodotte vengono messe a dimora sugli alberi nella Riserva, nelle aree verdi delle scuole di Jesi o nei giardini delle abitazioni. Le cassette nido hanno una notevole importanza ecologica per molte specie di uccelli che non trovano negli alberi le cavità necessarie per la costruzione del loro nido.

Per quanto riguarda l’area didattica dell’agricoltura sostenibile, i commenti della dott.ssa Cuccuru sono frutto probabilmente di una osservazione non attenta e di scarsa cultura agricolo/naturalistica. L’area didattica è stata realizzata nel 2008/2009 e quindi le piante non possono che essere giovanissime. Il vigneto è in piena attività, l’anno scorso la Riserva, nell’ambito della manifestazione “Biocultura”, ha realizzato la prima vendemmia con il coinvolgimento delle famiglie in visita. La vigna vede la presenza di circa 500 viti appartenenti a 10 diverse varietà, tutte tipiche della Regione Marche, e le canne sono utilizzate come supporto delle viti stesse. Per quanto riguarda il frutteto, esso vede la presenza di 45 piante (e non 5 come affermato dalla dott.ssa Cuccuru) e da un paio d’anni è entrato in produzione cosi come l’uliveto che vede la presenza di 20 ulivi (e non 4 come affermato dalla dott.ssa Cuccuru). Il “pochissimo fogliame” notato dalla dottoressa è fisiologico in quanto siamo all’inizio di aprile e gli alberi stanno mettendo le foglie adesso, mentre per la frutta sarà necessario aspettare l’estate.
L’area didattica presenta un angolo dedicato all’evoluzione spontanea delle specie selvatiche, con la presenza di due piccoli stagni per anfibi ed insetti acquatici, al fine di spiegare ai visitatori che l’ambiente agricolo è un ambiente artificiale e, che se non coltivato, viene colonizzato naturalmente dalle specie selvatiche. Per quanto concerne l’area degli orti biologici dei nonni essa vede la presenza di nove orti, coltivati biologicamente da anziani del Comune di Jesi, nell’ambito di un progetto che assume sia una valenza didattico/educativa (i nonni diventano educatori ambientali delle scolaresche in visita) sia sociale tramite l’integrazione intergenerazionale, la trasmissioni di saperi ed uno spazio di socializzazione e valorizzazione culturale degli anziani. Gli orti sono coltivati in maniera esemplare, l’area non coltivata è utilizzata per le attività didattiche dei bambini e a breve sarà piantumata con la cicerchia (presidio SlowFood delle Marche). La presenza dei tulipani è indice di una coltivazione biologica ed hanno una importante funzione ecologica, in particolare per gli insetti.

Riguardo la presenza dell’erba alta, questo è abbastanza naturale all’inizio della primavera, in particolare dopo un autunno/inverno piovoso come quello passato e la riserva ritarda volutamente il primo sfalcio fino alla metà di aprile per consentire le fioriture di specie selvatiche utili agli insetti impollinatori. Il pollaio ha una funzione didattica e contiene due galli e tre galline della razza “Ancona”, razza autoctona della Regione Marche. Esso ha un’importante valenza educativa, e gli animali hanno a disposizione un capanno in legno un’area recintata per un totale di 120 mq, dove possono razzolare liberamente. Tale spazio è più che conforme alle direttive per il benessere degli animali da allevamento. Per quanto riguarda il mangime, integrato con scarti vegetali freschi, che la dottoressa dovrebbe aver visto entrando nel pollaio (attività chiaramente vietata), viene rinnovato settimanalmente.
Per quanto riguarda il commento sulla garzaia, attualmente sul bosco difronte alle postazioni di birdwatching ci sono circa 50 nidi di airone cenerino, 20 di nitticore, 5 di marangone minore e 2 di garzetta e nel tardo pomeriggio arrivano sempre una cinquantina di aironi guardabuoi. A tutto questo si aggiungono gallinelle d’acqua, folaghe, sgarze ciuffetto, aironi bianchi maggiori, marzaiole, germani reali, tarabusini, martin pescatore. Più o meno, nel lago della garzaia sono presenti mediamente più di duecento uccelli. Praticamente è impossibile non vederli o sentirli, forse la dottoressa Cuccuru all’interno dei capanni di birdwatching non stava osservando dalle apposite feritoie.

L’area didattica del microcosmo è finalizzata alla sensibilizzazione dei visitatori verso la conoscenza e conservazione degli insetti, categoria di animali per lo più considerati negativamente che invece sono fondamentali per qualsiasi catena ecologica e per molte attività economiche dell’uomo. I nidi artificiali hanno un fine didattico, non sono avvicinabili dai visitatori per due ragioni: per l’incolumità dei visitatori (ci sono nidi per vespe e bombi !) e per quella degli insetti presenti all’interno dei nidi. Questi, se possibile, sono eventualmente aperti dall’educatore ambientale nell’ambito delle visite guidate. Non tutti gli insetti del mondo utilizzano le “sterpaglie”, e la presenza di nidi artificiali è fondamentale proprio per l’assenza di siti naturali a seguito della loro distruzione da parte dell’uomo. Per quanto riguarda l’acqua dello stagno, essa è verde poiché l’acqua è coperta da una pianta, la Lenticchia d’acqua, tipica degli ambienti acquatici e nei mesi della tarda primavera/estate lo stagno si riempie di libellule e di altre specie di insetti acquatici. Attualmente non ci sono semplicemente perché non è il periodo giusto. Infine per quanto riguarda l’area del legno morto e lettiera, anche qui vale lo stesso discorso fatto per i nidi, non è volutamente consentito ai visitatori toccare il legno messo a terra, questa operazione viene effettuata solamente durante le visite guidate. I pannelli sono strettamente inerenti al percorso didattico e sono stati ideati e scritti dell’entomologo Giovanni Carotti.

Nel sentiero Baden Powell, sinceramente, non si riesce a capire la sporcizia che ha visto la dottoressa Cuccuru in quanto non sono presenti bottiglie di plastica, cicche di sigarette, cartacce ecc. ma solamente rovi ed ortiche e qualche tronco morto a delimitare il sentiero. Queste si chiamano piante e legno e non sporcizia. Alcune aree del fiume osservabili dal sentiero vedono la presenza di rifiuti che sono stati portati dalla piena del fiume. Quando il livello dell’acqua del fiume lo consente, verranno rimossi con l’aiuto dei volontari della Riserva, un gruppo di circa 10 persone delle quali alcune provenienti anche da fuori della Provincia di Ancona.
Termino questo articolo con un famoso detto: non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.”

Dott. David Belfiori – WWF Italia
Direttore Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi
Agronomo, Specializzato in Gestione delle Aree Protette e dell’Ambiente Naturale presso l’università di Camerino e Dottore di Ricerca presso l’Università di Ancona.

Written by Anna Cuccuru

Laurea specialistica in Relazioni Internazionali a Ca' Foscari di Venezia, master europeo di Mediazione Intermediterranea, ha 3 lauree italiane e due estere. E' stata residente all'estero per diversi anni, appassionata di politica e conflitti internazionali, specie se riguardanti il Medioriente. Ama il cinema, i viaggi soprattutto se ecosostenibili, gli scambi interculturali, il volontariato. Collabora con diversi blog e testate on line.

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