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Occupazione femminile: l’Italia non è un Paese per donne che vogliono carriera e famiglia

Essere donna, madre e moglie ma soprattutto lavoratrice con ambizioni di carriera sembra non essere un connubio tanto facile nell’Italia del 2016. Secondo i dati occupazionali Istat, datati 2015, la percentuale degli uomini occupati rimane più elevata al 65,5% mentre le donne sono arrivate a toccare quota 47.2%. Un divario che lascia l’Italia ancora tra gli ultimi posti per quel che riguarda l’occupazione femminile e l’eliminazione del divario di genere nel mondo del lavoro. A riaprire un polemica ormai insita nel panorama culturale italiano la volontà della parlamentare Giorgia Meloni di scendere in campo come candidata di centrodestra per il ruolo di sindaco di Roma; per lei un ‘no’ secco da alcuni uomini di destra perché in stato di gravidanza. Una negazione che in fondo non stupisce poi più di tanto se si guardano i dati che vedono donne nel ruolo di sindaco in Italia; secondo i dati raccolti da OpenPolis infatti è solo il 14% dei circa 8 mila comuni italiani ad essere guidato da donne e nessuna delle più grandi città con oltre 300 mila abitanti ha una donna alla guida, nelle città tra i 100 mila e i 300 mila abitanti sono il 3% le donne mentre il comune più grande che vede una donna sindaco è Ancona.

Il fatto che sia pensiero comune tra gli uomini che una donna o una madre non possa avere ambizioni di carriera e debba dividere i due ambiti spiega molte delle condizioni di precarietà e ingiustizia che caratterizzano la situazione lavorativa della donna in Italia. Sono 2,3 milioni le donne che risultano inattive per motivi di famiglia, di queste il 40% ha un diploma di scuola superiore o un titolo universitario e il 45% vive al sud. Dati che spiegano come le donne, malgrado una preparazione adeguata se non superiore ai colleghi maschi, sono scartate per ruoli di rilievo poiché è concezione che debbano occuparsi della casa e della famiglia e che conciliare le due cose sia impossibile. In questo tipo di società non stupisce che per le donne italiane la maternità sia un rischio concreto di fuoriuscita dal mercato del lavoro; secondo dati Istat datati 2015 infatti il 22,4% delle madri lavoratrici prima della gravidanza dopo due anni avevano perso il lavoro. Tra le cause di questa situazione la mancanza non solo di collaborazione alla famiglia da parte degli uomini (solo l’8,4% degli uomini italiani ha un part-time) ma anche quella di servizi adeguati come gli asili nido.

La domanda è però se le italiane vogliono entrare nel mondo del lavoro o sono rassegnate a questa situazione. La risposta sta probabilmente in alcuni dati raccolti da AlmaLaurea nel 2013. Le donne italiane sono più istruite e preparate rispetto ai colleghi maschi; infatti tra i 25 e i 34 anni, il 30% delle donne ha una laurea contro il 18% degli uomini ma, a cinque anni dalla laurea, sono occupati l’88% dei laureati e solo il 63,5% delle laureate. Inoltre il divario aumenta per quel che riguarda la retribuzione: gli uomini guadagnano in media 1556 euro contro i 1192 delle donne.

Credit Foto: gamble19 / Shutterstock

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