in

Ode alla paura

La paura è uno di nostri sentimenti più forti. Paura del buio, paura del futuro, paura di essere solo, paura del giudizio degli altri, paura delle persone diverse da noi, paura di essere senza soldi, paura della morte. Queste e altre paure ci accompagnano della nascita alla morte. Plasmano il nostro comportamento e i nostri rapporti interpersonali, affettivi, lavorativi e nei confronti della vita in generale.

Spesso la paura è considerata un sentimento negativo. Da piccoli la domanda “Hai paura?” ha spesso connotazioni negative. È d’obbligo, anche se uno sta morendo di terrore, dire “Assolutamente no! Non ho paura”. Da adolescenti, i nostri miti ed eroi, quelli che vogliamo emulare sono sempre coraggiosi, senza paura, senza dubbi. Da grandi siamo bombardati da immagini di uomini e donne forti che filano diritto, senza dubbi, senza mai contraddirsi, e sopra tutto senza paura. Il peso di essere coraggiosi, e non mostrare paura, è particolarmente oneroso per i maschi secondo antichi retaggi culturali.

In questo periodo di populismo dilagante, recitare la parte dell’uomo o della donna forte va molto di moda. Per prendere i voti delle persone emarginate e in difficoltà, i populisti debbono farsi vedere come persone forti, senza paura, capaci di confrontarsi con le istituzioni nazionali e sovranazionali, i mercati, i giornalisti e il sistema dei mass media senza incertezze o cedimenti. Insomma, devono apparire decisionisti!

Ma la paura è un fatto negativo? Negare e sopprimere un sentimento così forte, così radicato nella nostra mente, è giusto? È possibile che dalle nostre paure possano nascere anche cose positive?

Secondo noi, la paura può essere molto positiva sia a livello personale, istituzionale e sociale. Evitare conflitti e scappare davanti al pericolo ci aiuta a sopravvivere. Avere persone giuste in importanti ruoli istituzionali che siano dotate di una buona dose di paura (alias prudenza) aiuta.

Plutarco scriveva con grande ammirazione di Numa Pompilio (secondo e pacifico Re di Roma dopo il sanguinoso fratricidio di Romolo) e Fabio Massimo (soprannominato il temporeggiatore – politico, generale, più volte Console e poi Dittatore di Roma durante la seconda guerra Punica). Queste persone erano ben consapevoli dei loro limiti e hanno sempre evitato confronti e conflitti, se ritenuti inutili e dannosi.

A livello sociale/politico la paura e la vigliaccheria hanno probabilmente salvato il nostro paese. Hanno evitato un salto nel buio nel caso di elezioni anticipate in autunno con l’incombente legge di bilancio da approvare. Le elezioni Europee e i sondaggi davano la Lega come primo partito d’Italia. Erano questi dati che hanno spinto la Lega a uscire dal Governo e chiedere elezioni anticipate per passare all’incasso elettorale.

Un Governo a sola trazione leghista sarebbe stato ancora peggiore della coalizione Giallo/Verde. Senza più la presenza dell’alleato 5 Stelle, provvedimenti fiscali quali Flat Tax, decreto sicurezza Bis e, di conseguenza, uno scontro ancor più diretto con l’UE avrebbero condotto l’Italia su una brutta strada: sempre più isolazionista, populista, anti Europea, anti NATO e pro Russia.

Ed era la paura di elezioni anticipate che ha spinto il PD e i 5-Stelle a mettere da parte le loro differenze e formare il nuovo governo.

Paura anche di perdere ulteriori consensi e seggi parlamentari a tutto vantaggio della Lega, ovviamente. Ma si sa, la politica è anche fatta di strategie – e tattiche -, come quella del “temporeggiare” di cui Fabio Massimo era maestro: logorare il nemico, studiarne i mezzi e i punti deboli per poi affrontarlo con il massimo risultato e il minimo sforzo. Senza rischiare inutili e dannosi confronti aperti, quali sarebbero state le elezioni anticipate in autunno.

Probabilmente, la strategia politica della nuova alleanza giallo/rossa è quella di depotenziare l’avversario leghista varando una manovra finanziaria che eviti l’attivazione delle clausole di salvaguardia – con tutte le conseguenze negative per i comuni cittadini – e di ottenere, grazie anche alla benevolenza da parte di Bruxelles, un deciso cambio di rotta delle politiche economiche recessive finora imposte, a favore di politiche più espansive. Soprattutto ora che anche la Germania comincia ad accusare un evidente rallentamento della crescita economica.

E, per quanto riguarda l’annosa questione migratoria, una riforma dell’ormai superato Trattato di Dublino al fine di adottare una politica strutturale sull’immigrazione, che coniughi l’accoglienza e la lotta al traffico di esseri umani in un’ottica di reale condivisone a livello comunitario. Al contrario di quanto accaduto finora, con tutte le conseguenze negative – sia a livello sociale sia politico – che sono sotto gli occhi di tutti.

Se l’attuale neonato governo avrà successo in ciò, il fenomeno politico salviniano potrà essere fortemente ridimensionato; al contrario, la Lega – che, nonostante un calo di consensi registrato all’indomani della crisi di governo, resta indubbiamente il partito di maggioranza relativa nel paese – si avvierà verso un “en plein” elettorale tale da consentirle di governare per i prossimi anni, anche solo alleandosi con Fratelli d’Italia.

Per ora, non ci resta che aspettare e sperare. E affermare (forse) che:

“Per fortuna, la paura ha trionfato!”.

Gli autori

Marcello Caruso è uno scrittore e giornalista indipendente che vive a Scauri (LT).

Daud Khan vive tra Pakistan e Italia.  Ha studiato al London School of Economics, l’Università di Oxford e all’Imperial College of Science and Technology di Londra. Ha lavorato per 25 anni alla FAO.

Georgette Polizzi matrimonio, l’abito bianco è ‘osé’: scollatura profondissima rivela il decolleté

Salvini: «Renzi è senza vergogna! Una faccia di bronzo così io non ce l’ho!»