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Olimpiadi Rio 2016, Elia Viviani intervista esclusiva: “Una medaglia d’oro che ha cancellato tante delusioni”

Un sogno olimpico rincorso pedalata dopo pedalata, tra sudore e sacrifici; un cammino lungo 4 anni, da Londra 2012 a Rio 2016, dalla delusione alla gioia dell’oro a cinque cerchi. Elia Viviani è l’emblema di come il lavoro quotidiano e la tenacia, accompagnati dalla classe, possano farti superare ogni ostacolo anche quando tutto sembra andare contro di te. A Rio 2016 una caduta durante la gara dell’omnium sembrava aver scritto il destino dell’atleta veronese che tuttavia si è rialzato con gli occhi di chi sa di avere il destino già scritto. Abbiamo intervistato la medaglia d’oro del ciclismo su pista Elia Viviani, per farci raccontare l’emozione indescrivibile del suo trionfo a cinque cerchi.

Elia Viviani intervista

Il suo trionfo a Rio ha esaltato tutti, cos’ha provato tagliando il traguardo?
“Ho capito che ormai era fatta. In quel momento ripensi a ciò che è andato male in precedenza, ai tanti sacrifici fatti. Ti rendi conto di essere arrivato ad uno dei punti più alti della carriera, una serie di emozioni indescrivibili. Un successo olimpico è qualcosa che non si può spiegare.” 

La gioia più grande dopo una gara perfetta.
“Quasi perfetta, la caduta poteva rovinare tutto. Potevano andare male tante cose se fossi andato giù in modo diverso, sono stato bravo a capire quello che stava succedendo e a prepararmi. E’ stato il momento più duro di quella corsa a punti.”

Eppure l’ha superato nel modo migliore. Quanto l’hanno aiutata le delusioni precedenti?
“Ogni sconfitta ti arricchisce. Dopo Londra 2012 la delusione era tanta e al Mondiale, a pochi mesi dalle Olimpiadi di Rio, ha bruciato ancora di più. Probabilmente però è stata proprio quest’ultima a darmi la cattiveria giusta e la determinazione, bisogna sempre saper reagire bene alle sconfitte.”

Questa volta anche la tattica è stata perfetta.
“In altre situazioni la tattica mi ha penalizzato. A Rio sono arrivato in condizione perfetta, avevo lavorato duramente nei mesi precedenti, sia fisicamente che a livello mentale. La testa conta tanto in una gara complicata come l’omnium. Nella mia però c’era solo la medaglia d’oro.” 

Elia Viviani intervista

Dalla bici però non è ancora sceso, quali sono i prossimi impegni?
“Si, sono tornato a pedalare praticamente subito. L’obiettivo principale è quello del Mondiale su strada in Qatar. Dovrò abituarmi di nuovo a fare lunghi allenamenti, passando dalla pista alla strada.” 

Andrà in Qatar con l’oro olimpico al collo, qual è l’obiettivo?
“Andrò al Mondiale con determinazione, pronto a dire la mia. Vedrò quello che si riuscirà a fare durante la competizione, sicuramente sarò tranquillo nell’affrontare questo nuovo appuntamento. E’ stata una stagione super e proverò a fare il meglio contro specialisti come Graipel, Kittel e lo stesso Cavendish che ho affrontato a Rio. Sono consapevole di far parte di una grande squadra, mi giocherò le mie possibilità al meglio.” 

Quali sono le principali differenze tra la pista e la strada?
“In pista tutto è più intenso, molto più stressante. Si può dire che la corsa su pista è come la parte finale di una corsa su strada. Sicuramente per il pubblico la prima è più emozionante e spettacolare, per chi corre invece c’è tanta adrenalina ogni colpo di pedale.”

Le Olimpiadi di Rio sono terminate da poco ma Tokyo 2020 è già attuale. Ci ha già pensato?
“Nella mia mente ci sono i prossimi appuntamenti. Per Tokyo ci sarà un progetto interessante e sono il primo a voler farne parte ma mi concentrerò sulle prossime Olimpiadi tra due anni.”

Elia Viviani intervista

 

 

 

 

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