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Olio di palma: è cancerogeno e favorisce il Diabete tipo 2? ecco 5 miti da sfatare

L’olio di palma è uno dei prodotti più utilizzati al mondo e nel prossimo futuro il suo ausilio potrebbe aumentare. Negli ultimi anni, però, è al centro delle polemiche poiché in molti affermano che sia dannoso sia per la salute che per l’ambiente. Anche il Ministero della Salute ha emanato un documento in proposito, dove viene fatto il punto della situazione. Ecco allora quali sono i 5 miti da sfatare sull’olio di palma.

Favorisce l’insorgenza di malattie legate al cuore e all’apparato circolatorio? Fino ad oggi non si sono registrate correlazioni fra consumo di olio di palma e aumento degli infarti o di malattie del sistema cardiocircolatorio. Infatti, in questi casi bisogna analizzare la dieta nel suo insieme e non il singolo alimento, per poter avere un vero riscontro sul problema.

Causa il cancro? In questo caso, anche il Ministero della Salute ha stilato un resoconto della possibile tossicità del prodotto. Fino a questo momento, però, non esistono studi scientifici verificati che attestino una correlazione di causa ed effetto.

Fa ingrassare? Come qualsiasi altro prodotto, anche quest’ultimo apporta grassi saturi nella nostra dieta. Ciò non significa che sia meno raccomandabile rispetto ad altri alimenti. Vale quindi la stessa regola degli altri prodotti: va consumato con moderazione. Rispetto al totale dei grassi saturi assunti nella dieta degli italiani, secondo dati recenti raccolti dall’Inran, l’olio di palma rappresenta infatti meno del 20%, cioè circa 5 grammi al giorno.

Può causare il Diabete tipo 2? Anche in questo caso, non esistono prove in merito, non vi è uno studio scientifico che affermi una correlazione tra il consumo di questo prodotto e l’aumento dei casi di Diabete tipo 2 nella popolazione. Questa storia era nata da uno studio i cui dati erano stati interpretati in modo errati. Agli animali ai quali venne somministrato l’olio, infatti, il prodotto era stato idrogenato, cosa che nell’industria alimentare non avviene, in quanto si trova già allo stato solido e non necessita di tale lavorazione.

Distrugge l’ambiente e ha invaso il settore dell’alimentazione? In Italia, circa il 21% di quello importato si utilizza nell’industria alimentare, mentre il rimanete è impiegato in altri settori, come quello cosmetico, oleochimico e zootecnico. Nonostante la quantità importata sia aumentata, la percentuale di utilizzo nel settore alimentare è rimasta invariata. Sull’ambiente ha sicuramente un forte impatto, ma la sua resa produttiva è maggiore rispetto ad altri oli vegetali, servono cioè gli stessi ettari per avere una quantità maggiore di prodotto rispetto a colza, soia e girasole. Per minimizzare gli impatti, i maggiori produttori hanno costituito la Roundtable on Sustainable Palm Oil nel 2004, con l’obiettivo finale di rendere la sua produzione ecosostenibile al 100% entro il 2020.

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