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Omaggio a Tati, Monsieur Hulot torna al cinema: un giugno cult da non perdere

Jacques Tati è la storia del cinema francese e non solo: le sue opere, tutte perfettamente riuscite, sono una pietra miliare della storia cinematografica internazionale, capaci di rivoluzionare il genere della commedia dando spunto a icone come Monty Python, Peter Sellers e il celebre Mr. Bean. Negli anni d’oro del cinema, Jacques Tati è stato, per il pubblico francese, l’equivalente di Charlie Chaplin per gli spettatori britannici: da una parte il celebre Monsieur Hulot, dall’altra il vagabondo Charlot. Due icone della storia cinematografica, con il personaggio transalpino pronto a tornare in sala: a partire da lunedì 6 giugno, infatti, grazie a un’idea nata dalla Ripley’S, in collaborazione con Viggo, saranno proiettati quattro grandi capolavori del regista Jacques Tati. “Omaggio a Tati”, questo il nome della rassegna che andrà avanti per un mese: si inizia con il celebre “Mon Oncle” e si conclude, giorno 27, con “Jour De Fete” (Giorni di Festa), titolo con cui il compianto artista francese si è presentato al mondo del cinema.

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Ma vediamo nel dettaglio la rassegna dei film di Jacques Tati che saranno proiettati nelle 58 sale italiane a per tutto il mese di giugno.

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“MON ONCLE”  (6 giugno) – Celebre in Italia con il titolo tradotto “Mio Zio”, si tratta del terzo lungometraggio realizzato da Jacques Tati ma che, stando alla critica, risulta essere maggiormente riuscito: è stato il primo film a colori realizzato dall’artista francese ed ha vinto il Premio Oscar come “Miglior film straniero” nella rassegna del 1959, oltre a ricevere il “Premio Speciale della Giuria” in occasione dell’undicesima edizione del Festival di Cannes. La trama racconta la vita di un bambino trascurato da una coppia di coniugi che abitano all’interno di una lussuosissima villa: l’unico che dà le giuste attenzioni al povero Gérard è lo zio Hulot (Tati), poco conformista rispetto ai genitori del ragazzino. Questo atteggiamento spingerà i due coniugi ad adottare un atteggiamento di diffida nei confronti del celebre “Mio Zio” che sarà spedito lontano migliaia di chilometri dal povero Gérard.

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PLAYTIME (14 giugno) – È riconosciuto dalla critica tutta come il più grande lavoro mai realizzato da Jacques Tati ed è celebre, in Italia, con il titolo “Tempo di divertimento”. Le riprese sono durate circa tre anni ed è stato rilasciato, ufficialmente, nel 1967; il quarto lungometraggio del regista francese ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali ed è stato apprezzato dai critici per la sua capacità di raccontare un umorismo sottile con uno strabiliante utilizzo di effetti sonori. Playtime racconta la storia di un gruppo di turisti americani accompagnati, nel cuore di Parigi, dal solito Monsieur Hulot: la visione di una capitale transalpina dai caratteri futuristici desterà grande scalpore nel gruppo di visitatori d’Oltreoceano: in “Tempi di divertimento”, la visione della tecnologia è vista, da Tati, come ostacolo alla vita quotidiana.

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LES VACANCES DE MONSIEUR HULOT (20 giugno) – Le vacanze di Monsieur Hulot è, in ordine cronologico, il secondo lungometraggio realizzato da Jacques Tati e segna il debutto, nelle sale cinematografiche, del celebre personaggio interpretato dall’artista francese. Ha ricevuto una nomination ai Premi Oscar del 1956 come “Miglior soggetto e sceneggiatura” ed è stato presentato in occasione del sesto Festival di Cannes. È l’essenza della commedia di Jacques Tati: il film non si sviluppa su una vera e propria trama ma vive “alla giornata”, secondo le gags più esilaranti in cui Monsieur Hulot si ritrova coinvolto. Durante le sue vacanze sulla costa Bretone, infatti, il personaggio francese si ritrova a convivere con anziani e bambini, turisti di ogni angolo del globo: l’esordio di Hulot viene ricordato per la sua mimica goffa e i suoi pantaloni dall’orlo troppo corto.

JOUR DE FETE (27 giugno) – Giorno di Festa è l’ultimo film presente in rassegna per “Omaggio a Tati” e corrisponde al primo lungometraggio realizzato dal regista francese: pubblicato nel 1949, è l’unica pellicola in cui l’artista transalpino non interpreta Monsieur Hulot bensì François.

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