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Omicidio Ashley Olsen: Dna del fidanzato sotto le unghie, il giallo si riapre?

Potrebbe non essere stato affatto risolto il giallo relativo all’omicidio di Ashley Olsen, la ragazza americana di 35 anni trovata morta nel suo appartamento al centro di Firenze il 9 gennaio 2016 e per il cui omicidio è indagato e in carcere il 27enne senegalese Cheik Tidane Diaw, che secondo gli inquirenti avrebbe strangolato la giovane durante un rapporto intimo seguito ad abuso di cocaina da parte di entrambi.

Sì, perché nelle ultime ore sono emerse due indiscrezioni che potrebbero davvero riaprire il caso: dalla perizia medico-legale, infatti, l’ora della morte della donna non coinciderebbe con quella in cui Cheik lasciò la casa dove è avvenuto il delitto. Stando alla autopsia il decesso di Ashley sarebbe avvenuto tra le 12 e le 12.30 del 9 gennaio, quando il suo presunto assassino era andato via dall’appartamento da circa un’ora. A questo dettaglio si stanno appigliando i legali del senegalese, dettaglio che dunque potrebbe scagionarlo.

Ci sarebbe poi un altro particolare per niente irrilevante: in una mano e sotto un’unghia della vittima, sarebbero state rinvenute tracce di Dna misto riconducibili in parte al presunto killer Cheik ma anche a Federico Fiorentini, fidanzato di Ashley, che da giorni non la vedeva in seguito ad un brutto litigio con lei. Fu proprio Fiorentini a rinvenire il cadavere della compagna, insospettitosi quando, citofonando alla sua porta, la mattina del 9 gennaio, nessuno gli aprì.

L’uomo, una volta dentro l’appartamento, trovò sul soppalco il corpo senza vita della ragazza, cercò di rianimarla e fece un gesto che ora insospettisce gli inquirenti: distrusse una sedia. Perché? “Mi rendevo conto che era morta e per la rabbia ho rotto la prima sedia che mi è capitata davanti”, disse lui per giustificare l’accaduto agli inquirenti.

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