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Omicidio Chiara Poggi: Alberto Stasi incastrato da 11 indizi gravi

Basta ai dubbi: l’assassino di Chiara Poggi, uccisa quell’agosto del 2007  nella villetta di Garlasco (Pavia), sarebbe Alberto Stasi. Ne sono convinti gli avvocati di parte civile e il procuratore generale, per i quali l’artefice della morte della giovane, è l’ex fidanzato, da sempre unico indagato e imputato per l’omicidio. A pochi giorni di distanza dall’ultima udienza del 24 novembre, durante la quale il sostituto procuratore Laura Barbaini, contestando a Stasi l’aggravante della crudeltà e il sistematico ostacolare le indagini, ha chiesto l’ergastolo, diminuito a 30 anni perché il processo si sta celebrando con rito abbreviato, rito alternativo che prevede uno sconto di un terzo sulla pena, il quadro delle prove a carico di Alberto Stasi apparrebbe finalmente chiaro, ricostruito durante questi lunghi anni di indagine in cui, secondo il pg Barbaini, avrebbe cercato, in tutti i modi, di sviare il corso delle indagini su di lui e sulla sua ex fidanzata perché “ha qualcosa da nascondere”. Undici gli indizi che lo incastrerebbero.

Innanzitutto, la telefonata fatta da Alberto al 118 per segnalare il ritrovamento del cadavere di Chiara. Il giovane, assolto sia in primo grado, che in appello, ha sempre sostenuto che di aver fatto partire la chiamata dal cellulare mentre si trovava davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco. Ma c’è un particolare importante che lo smentirebbe. I legali di parte civile, hanno rilevato, infatti, come dalle registrazioni telefoniche risulti, chiara, la voce di un carabiniere in sottofondo alla voce dell’imputato. Ciò implicherebbe, secondo l’accusa, che in quel momento Alberto si trovasse davanti alla caserma e non in via Pascoli, dove ha sempre dichiarato di essere. Secondariamente il mistero delle bici nere. Le fotografie scattate il giorno del ritrovamento del corpo di Chiara, mostrano la famosa bici nera da donna all’esterno della villetta di Garlasco. Secondo l’accusa, Alberto Stasi, potrebbe aver usato quella bici per recarsi da Chiara, e dopo il ritrovamento delle tracce ematiche della ragazza sui pedali, aver scambiato questi ultimi con quelli della bici bordeaux in suo possesso, che ha dichiarato era solito usare. Ma sei anni dopo l’omicidio, un colpo di scena ha fatto prendere alle indagini un diverso corso. Gli inquirenti, infatti, hanno rinvenuto nell’officina del padre di Stasi una seconda bici nera, fatta sparire in questi anni, che potrebbe essere proprio quella ritratta nelle foto dell’omicidio.

C’è poi la camminata impossibile da fare senza che, nello scenario imbrattato di sangue di quella mattanza, una persona che entrasse per la prima volta nella villetta, ignara di tutto, si sporcasse le scarpe. L’accusa sostiene, a tal proposito, che Alberto, probabilmente, indossava scarpe diverse da quelle poi consegnate agli inquirenti e sequestrate. Dalla lista dei movimenti della sua carta di credito, risulta, infatti, che egli aveva acquistato delle scarpe di ginnastica nuove proprio la sera prima dell’omicidio. Queste sneakers non sono mai state trovate e sequestrate dagli agenti. Altro indizio decisivo, questo, collegato ad un altro ancora, il racconto contraddittorio fatto da Stasi agli inquirenti, ricostruzione che disegna un percorso preciso da compiere senza macchiare le scarpe di sangue solo per chi fosse ben a conoscenza di dove le tracce di sangue fossero situate. Ne deriva, sempre secondo l’accusa, che Stasi, quella mattina, non sarebbe entrato nella villetta, perché vi sarebbe entrato e uscito la sera prima. Secondo gli avvocati di parte civile: “Stasi ha raccontato agli inquirenti quel che sapeva per essere stato l’artefice dell’omicidio”. Quest’ultimo sarebbe stato compiuto la sera prima del ritrovamento del corpo, presumibilmente dopo una violenta lite.

A carico di Alberto poi ci sarebbe il fatto della totale assenza di tracce di estranei in casa. E’ stata rinvenuta una sola impronta insanguinata, di una scarpa marca Frau, numero 42, lo stesso dell’imputato. Si aggiungerebbe l’indizio dei graffi sul braccio, che due agenti giurano di aver visto sulle braccia del bocconiano il giorno dell’omicidio. Quei segni, potrebbero essere stati prodotti durante una colluttazione con Chiara. Dunque, secondo la parte civile, sarebbe la ricostruzione stessa effettuata da Stasi in questi anni di indagini ed udienze ad incastrarlo. Egli ha raccontato una storia che fila perché “coinciderebbe”  perfettamente con quella che solo chi sapeva, avendo ucciso ed essendo stato sulla scena del crimine, poteva raccontare. La sentenza è attesa per il 17 dicembre.

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