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Omicidio Federica Mangiapelo, ex fidanzato: confermata condanna a 14 anni di carcere

Omicidio di Federica Mangiapelo, ultimo atto: ricorso in Cassazione rigettato, confermata la condanna a 14 anni di reclusione (ridotta da 18 a 14 in Appello, il 26 settembre 2016) per Marco di Murro, fidanzato della vittima all’epoca dei fatti. Il giudice relatore Vincenzo Siani ha confermato la condanna a 14 anni di pena già emessa in Corte d’Appello per il cameriere 21enne di Formello, fidanzato della giovane, che in Appello aveva ottenuto uno sconto di pena di 4 anni, rispetto alla condanna a 18 anni di reclusione comminatagli in primo grado, il 17 luglio 2015.

Federica Mangiapelo, 16 anni, fu trovata morta sulle sponde del lago di Bracciano la notte di Halloween del 2012. “Penso di aver fatto il possibile in difesa ragazzo. Questa sentenza scontenta un po’ tutti, anche la parte civile che aveva sollevato obiezioni. Occorre prenderne atto. Mai come in questo processo restano tanti interrogativi non risolti. Rispetto la decisione della Corte, ma non penso siano state fornite risposte sufficienti. Auspicavo che la Corte intervenisse, ma ha ritenuto la logica e immune da ricorsi la sentenza d’appello. Da qui il rigetto”, questa la lettura dei fatti dell’avvocato Cesare Gai, difensore di Marco di Murro.

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Della 16enne si persero le tracce la notte di Halloween del 2012, Federica era uscita qualche ora prima con il suo fidanzato. Fu un passante a trovare il suo corpo senza vita sulla spiaggia del lago di Bracciano, a nord della Capitale. In un primo momento l’assenza di segni compatibili con una violenza aveva fatto nascere un giallo.

Ci fu allora una battaglia di periti per capire se la ragazza fosse morta a causa di un annegamento o per una miocardite. Primo ed unico sospettato Marco Di Murro, un cameriere di Formello che la notte di Halloween aveva litigato con Federica e la lasciò da sola durante una fredda serata di pioggia lì, dove fu trovata morta. Indagato inizialmente per omicidio volontario, il ragazzo si era visto derubricare l’accusa in omissione di soccorso e poi in abbandono di incapace. Si era quasi giunti all’archiviazione quando, grazie a una perizia prodotta dai legali della vittima, il giudice ne dispose un’altra per fare ulteriore chiarezza. Dei tre periti nominati dal giudice due si dissero convinti che la morte di Federica fosse dovuta a una miocardite, il terzo medico invece propendeva per un decesso causato dall’annegamento. La miocardite, solo una concausa. Questa tesi aggravò la posizione dell’imputato che si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. La vittima era un’esperta nuotatrice, la possibilità che sia scivolata ed annegata apparve dunque poco probabile. Così Marco di Murro in primo grado era stato ritenuto colpevole di omicidio, idem dicasi in secondo e terzo grado di giudizio.

 

 

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