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Omicidio Garlasco: non solo il Dna sulle mani di Chiara Poggi, altre impronte sulla scena del crimine

In attesa che il Tribunale di Brescia decida se revisionare o meno il processo relativo all’omicidio di Chiara Poggi, per il quale è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere il fidanzato della vittima, Alberto Stasi, emergono importanti indiscrezioni sul caso.

A rivelarle è il settimanale Giallo, secondo cui nella scena del crimine, la villetta di via Pascoli a Garlasco, all’epoca delle indagini (era l’agosto del 2007) “i Ris avrebbero trovato 60 impronte mai attribuite e una “traccia mista” anche nel portasapone”. Nella speranza di saperne di più nei prossimi giorni, viene tuttavia da chiedersi a chi appartengano quelle impronte, in particolare quella rinvenuta sul portasapone in bagno, dove il killer di Chiara Poggi si sarebbe lavato le mani subito dopo l’omicidio.

Alla luce di queste indiscrezioni, dunque, non solo i 36 capelli (mai attribuiti con certezza) rinvenuti in casa e nella mano della vittima, ma anche altre tracce repertate sul luogo del delitto sarebbero rimaste ignote in anni di indagini. A chi appartengono?

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Oltre il Dna sulle unghie di Chiara, che per la perizia difensiva dei legali di Stasi sarebbe riconducibile ad Andrea Sempio (amico del fratello di Chiara Poggi e da qualche settimana indagato come atto dovuto nell’inchiesta bis condotta dalla procura di Pavia), altri elementi sarebbero rimasti senza identificazione. Non è escluso che nell’ambito delle nuove indagini in corso, dunque, tutto il materiale repertato sia analizzato nuovamente e messo a confronto con il profilo genetico del nuovo indagato.

 

 

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