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Omicidio Gianna Del Gaudio news: nuovo sopralluogo dei Ris nella villetta del delitto, ecco perché

Gianna Del Gaudio: i Ris tornano nella villetta del delitto

Gli inquirenti che stanno indagando da mesi sull’omicidio di Gianna Del Gaudio, l’insegnante 63enne in pensione sgozzata nella cucina della sua villetta a Seriate, la notte a cavallo fra il 26 e 27 agosto scorso, non si fermano nemmeno sotto le imminenti festività natalizie. Il quotidiano Il Giorno riferisce infatti che ieri gli uomini della Scientifica sono tornati sulla scena del crimine.

Ieri 23 dicembre quindi i carabinieri dei Ris di Parma hanno avuto necessità di fare l’ennesimo sopralluogo nell’abitazione in cui si è consumato l’orrendo crimine. L’ispezione secondo le indiscrezioni sarebbe avvenuta mediante uno strumento particolare: un radar tridimensionale, utile agli inquirenti per reperire dettagli, particolari sulla ricostruzione dei movimenti del killer, che andranno a completare quanto già repertato e analizzato finora. Si ricordi infatti che lo scorso 18 novembre la Scientifica effettuò nella villetta di Seriate degli accertamenti con il metal detector, durante i quali si scavò anche nell’aiuola del giardino di ingresso, e fu ritrovato un collier d’oro nascosto in una pentola della cucina, che non sarebbe quello in uso alla vittima, mai più ritrovato.

Il sopralluogo di ieri non è stato breve: stando alle indiscrezioni avrebbe avuto inizio alle 10 del mattino e sarebbe terminato nel primo pomeriggio. Questo fa crescere oltremodo l’attesa per gli esiti degli innumerevoli accertamenti che gli investigatori hanno espletato nella villetta di Seriate dove la professoressa Gianna è stata uccisa. Scena del crimine dove l’assassino ha lasciato le tracce del suo passaggio e diverse impronte: su un interruttore della luce, sulla borsetta della vittima, sul lavandino del bagno dove si sarebbe lavato le mani.

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Antonio Tizzani unico indagato: la sua versione dei fatti è inattendibile?

Finora l’unica persona iscritta nel registro degli indagati per il delitto di Seriate è Antonio Tizzani. L’uomo, 68enne capostazione in pensione, è il marito della vittima e si dichiara innocente. Sentito nell’immediatezza del delitto, ha sempre dichiarato che quando la moglie veniva uccisa lui si trovava in giardino a dare acqua alle piante, per poi modificare la sua versione dei fatti sostenendo che invece stava fuori, quasi al buio, intento ad aggiustare un ombrellone rotto su richiesta della moglie.

Tizzani sostiene che “un uomo incappucciato e con la mani scure” abbia sgozzato la moglie e che, colto da lui in flagranza di reato, si sia dato alla fuga portando con sé un foglio di carta A4 piegato in quattro che si trovava sul pavimento accanto al corpo esanime della moglie. Gli inquirenti dal canto loro non hanno mai reputato attendibile la versione di Tizzani, indagato a piede libero: mai in questi mesi, infatti, la magistratura ha trovato riscontri oggettivi alla sua versione dei fatti.

Gli elementi indiziari a carico di Antonio Tizzani

Il racconto di Antonio Tizzani per gli inquirenti presenterebbe incongruenze: nessuna evidenza è stata trovata del passaggio sulla scena del crimine e nelle strade limitrofe alla villetta del delitto di questo fantomatico uomo incappucciato. Né, come confermato dal procuratore di Bergamo, Walter Mapelli, evidenze di quel misterioso foglietto che, a detta del figlio della vittima, Paolo Tizzani, potrebbe contenere importanti informazioni in grado di spiegare il movente del delitto, tuttora ignoto alla magistratura. A carico di Tizzani anche un importante elemento indiziario: una traccia mista di Dna, sua e della vittima, sulla lama (la parte che si trova incastrata dentro il manico) del taglierino arma del delitto. Il cutter è stato ritrovato i primi di ottobre dentro un sacchetto di plastica (sul quale è stata isolata una impronta parziale ora al vaglio dei Ris) che conteneva anche dei guanti in lattice, dove è stato trovato un Dna maschile al momento sconosciuto e, comunque, non appartenente all’indagato e ai familiari e conoscenti della vittima. Quel sacchetto era infilato tra i cespugli di una siepe, in una villetta distante circa 600 metri in linea d’aria con quella del delitto. Gli inquirenti non escludono il riposizionamento, successivo al delitto, a scopo di depistaggio di quegli elementi.

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