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Omicidio Giulia Ballestri, Matteo Cagnoni non possiede più nulla: nuova tegola su di lui

Omicidio Giulia Ballestri: condannato all’ergastolo in primo grado, perché riconosciuto colpevole dell’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione della moglie, 39enne madre dei suoi tre figli, Matteo Cagnoni ha sempre respinto le accuse e nei giorni scorsi la sua difesa ha presentato ricorso in Appello.

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Matteo Cagnoni chiede perizia psichiatrica

Un corposo fascicolo lungo quasi 400 pagine in cui gli avvocati dell’ormai tristemente noto ‘dermatologo dei vip’ spiegano ai giudici della Corte d’assise d’appello di Bologna perché il medico sarebbe innocente. Tra tutto spicca un elemento inaspettato: la difesa ha chiesto che Cagnoni sia sottoposto a perizia psichiatrica finalizzata ad accertare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti contestati. Giulia Ballestri fu massacrata a bastonate il 16 settembre 2016, morì di stenti. Il suo corpo martoriato è la prova di tanta ferocia riversatale addosso dal suo aguzzino. Si chiede l’assoluzione per l’imputato o, in alternativa, la perizia psichiatrica. Il noto medico soffrirebbe di un disturbo di personalità che ad oggi nessuno specialista ha accertato e certificato e che, nell’ipotesi della difesa, potrebbe avere inficiato la sua lucidità mentale.

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Matteo Cagnoni non possiede più nulla

Matteo Cagnoni non possiede più nulla, ha perso tutti suoi immobili. Ambulatori medici, ville, case. Con la sentenza di primo grado è stato privato del suo notevole patrimonio immobiliare al quale ora si attingerà per risarcire la famiglia Ballestri, che potrà così ottenere i 4,5 milioni di euro di risarcimenti provvisionali stabiliti con la condanna all’ergastolo dello scorso 22 giugno 2018. I suoi beni immobili tecnicamente sono sotto ‘sequestro conservativo’, ovvero lui non ne può disporre. Come riporta il Resto del Carlino “La richiesta è stata presentata dal legale dei Ballestri, l’avvocato Giovanni Scudellari, e accolta con ordinanza della Corte d’assise di Ravenna presieduta da Cecilia Calandra, Federica Lipovscek giudice estensore (più sei popolari), che ‘ha riconosciuto lafondatezza della pretesa risarcitoria’ in ragione di un ‘pericolo di un’insufficienza delle risorse patrimoniali dell’imputato sulle quali soddisfare le obbligazioni nascenti dal reato'”.

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