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Omicidio Giulio Regeni: forse venduto dal sindacato con cui stava lavorando

L’ipotesi è stata “sospirata” durante un’intervista de La Repubblica a Hoda Kamel, dell’Egyptian Center for Economic and social rights. La donna era la figura che aiutava Giulio Regeni nel lavoro sul campo al Cairo. Un personaggio chiave, non solo per essere stata una delle ultime persone a vedere il 28enne friulano vivo, ma anche per il suo ruolo di testimone diretta degli eventi che hanno travolto il giovane. Eventi che ormai sono ben noti alla cronaca e si concludono con l’omicidio ed il ritrovamento dell’italiano.

Le parole della donna pesano come macigni. Hoda Kamel parlando degli inquirenti egiziani si esprime così ” sembrava stessero sbrigando la pratica per dovere, facendo attenzione a non dare anche solo la sensazione che fossero loro i responsabili della morte di Giulio. Il loro approccio era quello routinario di una normale indagine, non abbastanza seria come è al contrario il crimine di cui stiamo parlando. Per altro, una cosa mi colpì. Furono stranamente cortesi e gentili“. Un atteggiamento quantomeno strano quello avuto dagli uomini degli apparati di sicurezza. Ma non è questo il punto cardine della vicenda. L’intervista infatti indaga su un altro personaggio fondamentale, Mohamed Abdallah, capo del sindacato degli ambulanti.

Giulio Regeni stava infatti lavorando su un progetto di salario minimo per coloro che facevano parte di questa categoria.  Una categoria particolare, perché spesso affiancata alla Polizia come informatori. “Sicuramente il capo del sindacato degli ambulanti potrebbe essere un ‘agente’ della polizia“, questa è la risposta alla domanda sul rapporto tra Abdallah e i servizi di sicurezza egiziani. Parole che aprono scenari e possibili moventi.

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