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Omicidio Giulio Regeni: tre anni fa un caso identico

Ci sono i dubbi e le piste, le possibilità e le indiscrezioni, sul caso di Giulio Regeni è stato scritto tanto. Le voci, le inchieste e le testimonianze sembrano cozzare con le dichiarazioni ufficiali del Governo del Cairo. A gridare l’ultima verità è l’avvocato Doaa Mustafa, esperta di diritti umani. La donna racconta un fatto particolare e lo fa attraverso le pagine web del sito Albidaya, voce dei rivoluzionari. Secondo quanto scritto nell’articolo, il caso del 28enne friulano avrebbe un antecedente molto simile.

L’avvocato fa riferimento a Mohamed Al Jundi, attivista 28enne dell’area popolare, desaparecidos da piazza Tahrir il 25 gennaio 2013. Stessa dinamica per i due coetanei: Mohamed è stato ritrovato in fin di vita 
sul bordo della strada. Anche il luogo è quasi lo stesso. I tre anni che separano gli eventi raccontano la fotocopia di una stessa violenza. Infatti anche sul corpo di Al Jundi sono stati rinvenuti segni di tortura. Il ragazzo egiziano è morto il 4 Febbraio 2013 e la Polizia ha catalogato il fatto come “incidente stradale“. Rimbalzano allora alla memoria le parole di Khaled Shalabi, dirigente della squadra investigativa di Giza che interrogato sulla morte dell’italiano avrebbe detto “Nessun sospetto di crimine, è un incidente stradale“.

Stesso copione? Non ci è dato sapere, o almeno non ancora. Comunque la risposta delle autorità egiziane è sempre stata decisa “nessun coinvolgimento di agenti di sicurezza egiziani nell’omicidio Regeni“. Intanto però c’è da registrare una circolare fatta passare in tutti i commissariati della nazione dopo la morte del ricercatore friulano. In questo comunicato si invita le varie sedi a informare l’apparato centrale al momento di un arresto di straniero su suolo egiziano.

 

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