in ,

Omicidio Lidia Macchi, spunta seconda lettera: il presunto killer ebbe dei complici?

Spunta una seconda lettera anonima nel caso relativo all’omicidio di Lidia Macchi, la studentessa 20enne violentata e massacrata a coltellate il 5 gennaio 1987 e per il cui delitto, dopo 29 anni, è stato arrestato l’ex compagno di liceo, il 48enne laureato in filosofia, Stefano Binda.

Oggi a Pomeriggio 5 si è parlato del caso, e durante la diretta è stata diramata un’ultim’ora, pare trapelata dall’ambiente investigativo: Paola, madre della giovane uccisa, avrebbe riferito agli inquirenti che Lidia pochi giorni prima di essere uccisa le confidò di avere paura. Temeva un suo amico – di cui non le fece il nome – che “se ne andava in giro con un coltello nascosto nei pantaloni …”.

Oltre a questo nuovo importante elemento, si è parlato della sopra citata seconda lettera, recapitata nell’abitazione della vittima un mese dopo il delitto, che, come la prima che ha portato all’arresto di Binda, sul francobollo non avrebbe il Dna del presunto assassino, ma tracce biologiche di una donna, la cui identità è tuttora un mistero. Il fatto poi che nella seconda lettera titolata “Una mamma che soffre”, una figura di donna chiami in causa i compagni di Lidia – “Chi mi ha ucciso è uno di quelli che mi hanno ritrovata” – lascia supporre che molto probabilmente l’assassino abbia avuto uno o più complici.

Napoli – Inter Coppa Italia probabili formazioni: molti cambi in vista

Fiera sapori Forlì 2016

Sapeur 2016, a Forlì ‘wine festival’ e buon cibo in fiera: ecco date e orari