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Omicidio Marco Vannini: la registrazione audio fatta dalla vicina dopo lo sparo

La famiglia Ciontoli è indagata con l’accusa di omicidio volontario e dolo eventuale per la tragica morte di Marco Vannini, colpito da uno sparo il 17 maggio scorso, dal padre della sua fidanzata Martina, nella loro villetta di Ladispoli.

Antonio Ciontoli (ufficiale della Marina Militare e ora rimosso dai Servizi Segreti perché coinvolto nell’inchiesta) e i familiari, per coprire la verità e tutelare la sua posizione professionale secondo l’accusa avrebbero accettato il rischio di far morire Marco (come poi è accaduto) non dandogli subito soccorso, temporeggiando e non dicendo nelle due telefonate al 118 che il ragazzo stava morendo dissanguato perché ferito da una pallottola sparata da una calibro 9. Per questo l’ambulanza arrivò sul posto in codice verde.

Oggi a Mattino 5 è stata ricostruita tutta la drammatica vicenda che ha visto morire di stenti il bagnino 19enne, e sono state messe in evidenza le paradossali menzogne fornite dai Ciontoli subito dopo lo sparo, e fino a oggi. In primis la sconcertante ricostruzione dell’accaduto fatta dalla moglie di Antonio Ciontoli alla vicina di casa, dalla quale si recò per accertarsi su cosa avesse realmente sentito la sera in cui Marco fu ferito. La donna è stata registrata con il cellulare dalla vicina di casa, e quella conversazione è ora agli atti dell’inchiesta, diffusa stamani in trasmissione. La signora Ciontoli nega l’omissione di soccorso a Marco, minimizza l’accaduto, e dice che il marito non sapeva che l’arma fosse carica“Tonino dopo lo sparo credeva si fosse trattato di un colpo d’aria”, queste le sue parole – risultando poco credibile giacché il marito è un militare e conosce le armi e i rischi nel maneggiarle in casa.

Federica Panicucci ha dunque mandato in onda una clip dove la sua inviata intervista un vicino di casa dei Ciontoli, che con chiare parole ha raccontato: “La sera in cui il ragazzo è stato ferito io dormivo. Ho sentito un rumore come di vetri rotti, così mi sono alzato, mi domandavo cosa fosse successo …” – ha detto l’uomo che non ha voluto essere ripreso in volto – “mia moglie è andata dai Ciontoli per chiedere se avessero bisogno di aiuto, si sentivano forti urla (era Marco Vannini che chiedeva aiuto ndr), ma loro hanno risposto di no, che non volevano aiuto”.

Marco Vannini fu colpito da un proiettile alle 23.20, e solo dopo 20 minuti partì da casa Ciontoli la prima telefonata al 118 in cui non fu detta la verità all’operatrice, seguita da una seconda chiamata in cui Antonio Ciontoli parlò di “un buchino provocato da un pettine appuntito”. Marco morì alle 03.10 per shock emorragico, perché non gli fu dato soccorso in tempo utile. Marco si sarebbe salvato se fosse stato trasportato d’urgenza in ospedale.

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