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Omicidio Maria Ungureanu, ipotesi morte accidentale: la difesa di Daniel Ciocan passa all’attacco

Si rafforza nelle settimane la convinzione dei legali di Daniel Ciocan e della sorella Cristina, che dagli elementi raccolti non vi sarebbe prova del fatto che la piccola Maria Ungureanu sia stata uccisa. Dall’autopsia sul corpo della bimba rumena morta affogata nella piscina all’aperto di un resort a San Salvatore Telesino, infatti, sarebbero state identificate solo le prove certe che la piccola subì abusi sessuali (non il giorno del delitto) ma nessun altro segno di violenza che possa giustificare l’ipotesi omicidiaria.

A corroborare la tesi difensiva dei legali del 21enne rumeno indagato, la criminologa Ursula Franco, entrata a far parte del pool difensivo di Ciocan, fermamente convinta che Maria Ungureanu sia morta per cause accidentali. “Abbiamo esaminato il caso alla presenza dei due indagati. Allo stato molti elementi portano alla conclusione di una morte accidentale. Purtroppo i segni di violenza pregressi hanno potuto determinare la diversa ipotesi dell’omicidio. Faremo in ogni caso approfondimenti difensivi a supporto della tesi della disgrazia”: è ilQuaderno.it a riportare le parole dell’avvocato Verrillo, difensore dei fratelli Ciocan.

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Come è morta, dunque, la povera Maria? Per la criminologa (già nota ai media per il caso Elena Ceste, in qualità di consulente della difesa di Michele Buoninconti) non sarebbe nemmeno da escludere il decesso dopo un bagno fatto magari in compagnia di altri bambini, benché tuttavia la pioggia caduta quel giorno (era il 19 giugno) renda poco attendibile siffatta ipotesi. A smentire la posizione della dottoressa Franco anche la testimonianza dei genitori di Maria, che dalla prima ora hanno chiarito che la loro bambina non sapeva nuotare e che dunque mai si sarebbe buttata in piscina di sua spontanea volontà.

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