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Omicidio Meredith, Raffaele Sollecito si sfoga: «Saputo della mia storia, mi hanno cacciato via»

Omicidio Meredith Kercher: a 2 anni dal brutale assassinio di Perugia parla ad Open Raffaele Sollecito. Per quell’efferato delitto in cui la studentessa inglese fu sgozzata nell’appartamento che condivideva con l’americana Amanda Knox, c’è stato un solo condannato in via definitiva, Rudy Guede. Amanda e Sollecito, come tutti sappiamo, vennero assolti solo dopo un iter giudiziario controverso terminato nel 2015 che li vide inizialmente indiziati.

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Raffaele Sollecito rivela: «La famiglia di Meredith non ha mai voluto parlare con me»

Gli ex fidanzati tornati liberi dopo diversi anni di detenzione, portano ancora i segni di quelle gravi accuse di concorso in omicidio, poi archiviate. «A quella sera ci penso ancora. Ci sono cicatrici che non andranno mai più via, per 8 anni sono passato per uno spietato killer. Ho perso 8 anni della mia vita di cui 4 passati nel carcere di massima sicurezza (6 mesi in isolamento) in cui sono stato male, ho avuto attacchi di panico e problemi cognitivi. In carcere non è stato facile, per me era un ambiente difficile e pericoloso: ho visto detenuti accoltellarsi per una crostatina, unico dolce a cui potevano aspirare in quel posto». Questo lo sfogo dell’ingegnere pugliese che ha speso parole anche per Meredith: «Meredith, che io ho conosciuto poco, è una vittima come noi. Mi dispiace tanto per la sua famiglia, che ha perso una figlia così a 20 anni. Mi dispiace soltanto che abbiano creduto alla Procura e non abbiano mai voluto parlare con me, mi sarebbe piaciuto avere un dialogo con loro».

Raffaele Sollecito: la difficoltà di rifarsi una vita dopo l’assoluzione

Oggi Raffaele ancora prova a voltare pagina ma è difficile«Mi sono reintegrato nella società, non di certo grazie allo Stato italiano, ma solo grazie alla mia famiglia. Adesso sono un ingegnere informatico nonostante le difficoltà incontrate, ad esempio, in Francia dove, appena hanno saputo della mia storia, mi hanno cacciato via, hanno preferito non proseguire il rapporto di lavoro». Poi ha toccato anche il capitolo relativo al risarcimento per ingiusta detenzione negatogli: «Ho deviato le indagini, dicono. Ma sapete qual è la cosa più assurda? Che abbia deciso la stessa Corte d’appello che mi ha condannato. Mi sembra davvero una stupidaggine, come avrebbe mai potuto riconoscermi un risarcimento?».

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