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Omicidio Nadia Arcudi, la maestra uccisa dal cognato? L’uomo fa parziali ammissioni, eccole

Ancora oscure le circostanze in cui è morta Nadia Arcudi, la maestra elementare 35enne di origine Svizzera, che prestava servizio nel comune di Stabio, piccolo comune svizzero a confine con l’Italia, trovata morta domenica pomeriggio nel bosco di Rodero, nel Comasco. Che si tratti di un omicidio sembra essere stato appurato, anche se al momento cosa possa averle causato un edema polmonare e l’infarto che l’ha uccisa è mistero. L’autopsia e gli esami tossicologici in corso potranno a breve svelare l’arcano.

Nel frattempo per il presunto omicidio intenzionale e occultamento di cadavere c’è già un fermato dalla polizia elvetica: si tratta di Michele Egli, 42enne, tecnico informatico alle dipendenze di un ente pubblico, sposato con figli, appassionato di gialli ma soprattutto cognato della vittima, nonché marito della sorella di Nadia.

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La sua auto è stata ripresa passare nel luogo dell’occultamento del corpo, e infatti per ora l’uomo ha fatto solo parziali ammissioni, dicendo di aver trovato Nadia già morta nella sua abitazione, e di averne ‘solo’ trasportato il cadavere nel bosco. A rendere oltremodo intricato il giallo, il fatto che la maestra sarebbe deceduta nella tarda serata di venerdì 14 ottobre, e che il fidanzato (i due stavano insieme da giugno) e la madre della donna avrebbero sporto denuncia di scomparsa solo lunedì, il giorno dopo il ritrovamento del corpo. Perché questo ritardo? Gli inquirenti svizzeri e italiani stanno cercando una risposta all’interrogativo.

Al vaglio degli investigatori la natura del rapporto tra la vittima e il cognato, suo presunto assassino: a tal riguardo l’unica indiscrezione trapelata finora è che l’uomo le avrebbe prestato del denaro e che per questo i due avrebbero avuto dei dissidi.

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