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Omicidio Noemi Durini: il giallo della seconda auto sul luogo del delitto

Omicidio Noemi Durini ultime notizie: in attesa che abbia inizio il processo con rito abbreviato a carico del fidanzato della 16enne Lucio Marzo, accusato di omicidio volontario aggravato e di occultamento di cadavere, un nuovo particolare inquietante è emerso sul delitto di Specchia durante la puntata di Quarto Grado andata in onda lo scorso mercoledì 8 giugno. Si tratta di una macchina scura immortalata il giorno del delitto (alba del 3 settembre 2017) davanti all’oliveto di Castrignano del Capo dove Noemi fu barbaramente assassinata, oltre alla Fiat 500 bianca guidata da Lucio Marzo. Durante il programma si è discusso sulla possibilità che al momento del delitto sul posto ci fosse anche qualcun altro.

Lucio, come sappiamo, durante l’udienza preliminare presso il tribunale dei minori di Lecce in cui è stato rinviato a giudizio, si è di nuovo assunto la piena responsabilità dell’omicidio dopo avere, nei mesi scorsi, cambiato più volte versione. Eppure la presenza nella scena del crimine di una macchina scura nel frangente temporale in cui la povera Noemi Durini veniva uccisa fa sorgere ancora dubbi su come siano davvero andati i fatti. A tirare in ballo quell’auto scura sarebbe stato un netturbino che due settimane dopo il ritrovamento del cadavere della ragazzina (13 settembre 2017) disse agli inquirenti di aver visto un’altra auto passando davanti all’oliveto la mattina in cui si consumò il feroce crimine. A chi appartiene quella vettura? Il conducente è in qualche modo implicato nel delitto o si tratta solo di una coincidenza? Questi gli interrogativi sviscerati durante Quarto Grado

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“Notavo un’autovettura scura di medie dimensioni che poteva essere una golf, o che poteva essere blu o grigio, che era in sosta in un varco che consente l’accesso ai terreni. Dopo aver percorso 100 metri o anche meno vedevo un’altra autovettura modello Fiat 500 di colore bianco parcheggiata a bordo strada (quella in uso a Lucio Marzo ndr)” – questo il racconto del testimone – “Sentivo, sebbene indossassi il casco, delle urla provenire dagli uliveti circostanti”. L’uomo, insospettito, si sarebbe dunque fermato per capire cosa stesse succedendo: “Sentivo chiaramente la voce di una ragazza che chiedeva aiuto insistentemente e la voce di un ragazzo che le diceva più volte di stare zitta, altrimenti l’avrebbe uccisa dandole una botta in testa”. Il testimone dopo pochi minuti avrebbe udito un silenzio improvviso. “Preso dalla paura sono ripartito”, aggiunse ai carabinieri.

Fiorello Gassman Twitter

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