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Omicidio Pasolini news: super testimone fa riaprire il caso?

Parla il legale del cugino di Pierpaolo Pasolini, l’intellettuale, regista e poeta barbaramente assassinato il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, in merito alla possibilità che siano riaperte le indagini sul caso.

In attesa della decisione del pm, l’avvocato Stefano Maccioni durante un intervento alla trasmissione ‘La Storia oscura”, su Radio Cusano Campus, ha parlato dell’esistenza di un “super testimone”: “Il furto delle pizze del film ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’ e la successiva estorsione perpetrata ai danni di Pasolini per restituirgli le stesse pellicole rubate, avevano un obiettivo ben preciso: portare il poeta in un posto isolato come l’Idroscalo di Ostia per poi ucciderlo. Però, dietro all’estorsione c’è qualcosa di più” – queste le parole del legale sulla dinamica dell’omicidio – “Cioè Pasolini non venne portato all’Idroscalo esclusivamente per restituirgli le pizze del film dietro pagamento di una somma di denaro, ma, dietro a questa estorsione ci fu chiaramente la volontà di ucciderlo per motivazioni che esulano dalla restituzione delle pellicole e che sarebbero invece da ricondursi a ciò che Pasolini aveva appreso in relazione a documenti scottanti”.

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Si tratterebbe di rivelazioni scottanti che Pasolini avrebbe fatto trapelare in merito a degli articoli di giornale pubblicati sul Corriere della Sera: “Il tutto secondo me, secondo quanto ho potuto appurare, è da ricollegare alla P2, visto che le rivelazioni di Pasolini riguardavano soprattutto Eugenio Cefis, fondatore della stessa Loggia massonica”, ha spiegato l’avvocato Stefano Maccioni.

A tal proposito, il legale ha annunciato una integrazione agli atti già depositati in Procura per chiedere la riapertura del caso: “Sto raccogliendo una dichiarazione molto importante che allegherò alla documentazione già depositata in Procura al magistrato: si tratta di una persona che incontrò Pasolini il 30 ottobre del 1975 a Stoccolma, quindi 2 giorni prima di essere ucciso. Si tratta di una dichiarazione molto importante che farebbe emergere un evidente timore di Pasolini per quello che stava accadendo in quei giorni. A questo bisogna aggiungere, come sapete, le tracce biologiche ritrovate nell’auto di Pasolini e che non appartengono né al poeta, né a Pino Pelosi, ovvero al momento l’unico colpevole dell’omicidio”.

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