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Omicidio Pordenone: buco temporale di 32 minuti, ma Ruotolo non lo sa spiegare

Sarebbe un buco temporale di 32 minuti a fare di Giosuè Ruotolo l’indiziato numero uno per l’omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone. A riferire questo dettaglio, il settimanale Giallo, tornato ad approfondire il caso relativo al duplice omicidio di Pordenone. Nella ricostruzione dei suoi spostamenti la sera del delitto, avvenuto il 17 marzo 2015, il militare campano non sarebbe riuscito a spiegare agli inquirenti cosa avrebbe fatto in quel lasso di tempo, che secondo la Procura gli sarebbe servito per recarsi nel laghetto del parco di San Valentino e disfarsi dell’arma del delitto, cambiarsi d’abito per eliminare eventuali tracce compromettenti e tornare in auto a casa, dove viveva con i due coinquilini che ora con la loro testimonianza lo inguaiano.

Giosuè Ruotolo non avrebbe fornito alcuna “plausibile spiegazione” di quei 32 minuti di buio temporale, e questo dettaglio tutt’altro che irrilevante lo scorso avrebbe spinto i giudici del Riesame a rigettare la sua richiesta di trasferimento agli arresti domiciliari, scrive Giallo.

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A rendere ulteriormente compromessa la posizione di Ruotolo – nei confronti del quale prima dell’estate potrebbe essere richiesto il giudizio immediato – il fatto che per 6 mesi dopo l’omicidio continuò a ripetere di non essere mai uscito di casa la sera del 17 marzo 2015, per poi ammettere, solo perché incastrato dalle telecamere che avevano ripreso il passaggio della sua auto, di essere invece andato in palestra e nel parco San Valentino, proprio nella fascia oraria in cui si consumò l’omicidio dei fidanzati.

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