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Omicidio Pordenone: chi sono i due testimoni dell’inchiesta e cosa hanno visto?

Potrebbe esserci un filo conduttore tra l’omicidio di Trifone Ragone, il 30enne di origini pugliesi trucidato nel parcheggio della palestra di Pordenone insieme alla sua fidanzata, Teresa Costanza, e Gianfranco Manconi, bodybuilder sardo di fama nazionale suicidatosi a febbraio a Bosa Marina. Sia il pesista che Trifone, infatti, si conoscevano ed erano legati ad un giovane pregiudicato di origini russe, frequentatore della palestra di Trifone, coinvolto in una vicenda di ricettazione di anabolizzanti, soprannominato anche “picchiatore su commissione”.

Oltre a questa pista, tuttavia, gli inquirenti stanno concentrando le indagini sul movente passionale che avrebbe spinto il killer a ‘punire’ Trifone per uno sgarro fatto a qualcuno. Ma chi? Possibile che Trifone fosse legato alla donna di un uomo pericoloso? Secondo quanto riportato da Tgcom24, è il settimanale Giallo ad aver divulgato l’indiscrezione che, come le altre ipotesi investigative paventate finora, ad oggi non risulta esser stata avvalorata da fatti concreti.

Unici punti fermi nelle indagini sarebbero i racconti di due testimoni che sostengono di aver visto qualcosa di sospetto la sera del 17 marzo, quando i due fidanzati furono uccisi. Uno è un bambino di 12 anni, che dice di aver visto Teresa arrivare in palestra, da sola, alle 19.00. Gli investigatori sono convinti che a quell’ora il killer fosse già lì appostato, lontano da sguardi indiscreti, e se avesse voluto uccidere la ragazza avrebbe potuto farlo facilmente. L’altro è un ragazzo conoscente di Trifone, che quella sera si allenò in palestra e con cui uscì dall’edificio poco prima delle 20. L’uomo, pur non avendo visto nessuno nel parcheggio, racconta di aver acceso l’autoradio prima di mettere in moto l’auto e di aver sentito dei rumori simili a ‘mortaretti’. Quei rumori erano con ogni probabilità gli spari che hanno tolto la vita a Teresa e Trifone.

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