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Omicidio Pordenone, fidanzata Giosuè: messaggi spariti dal suo cellulare alimentano sospetti

“Sei stata proprio tu a volere l’omicidio di Teresa e Trifone?”, con questa domanda gli inquirenti avrebbero incalzato Rosaria Patrone, indagata, seppur con diversi capi d’accusa, insieme al fidanzato Giosuè Ruotolo, nell’ambito delle indagini sul duplice omicidio di Pordenone.

La Procura nutre concreti sospetti nei confronti della studentessa 24enne di Somma Vesuviana, che, stando al quadro indiziario, avrebbe con la sua opprimente gelosia indotto il fidanzato ad uccidere Trifone Ragone e Teresa Costanza, la sera del 17 marzo. È infatti indagata per istigazione e favoreggiamento, oltre che per false attestazioni.

Ad avallare siffatta pista investigativa, il traffico telefonico sospetto tra i due fidanzati nelle ore immediatamente precedenti al delitto e anche nelle fasi successive ad esso. Lei la mente, lui l’esecutore materiale, questa la pista seguita dagli investigatori. La cancellazione dalla chat di WhatsApp di alcuni e precisi messaggi alimenterebbe oltremodo gli indizi di colpevolezza nei riguardi di Rosaria. Tra i dati cancellati anche alcuni video provocanti.

Dati misteriosamente spariti anche dai dispositivi elettronici del militare 26enne, unico sospettato per il duplice delitto, al quale Rosaria, la sera in cui Teresa e Trifone furono barbaramente uccisi scrisse: “Amore, hai fatto qualcosa che non mi hai detto?”. Perché questa domanda, perché proprio nei minuti successivi all’omicidio? L’indagata avrebbe giustificato così quella frase a Giosuè: “Si è trattato di una domanda dettata dalla gelosia”. Un modo di rivolgersi al fidanzato che la ragazza era solita avere in quanto mossa da diffidenza nei suoi confronti, stando a quanto rivelato dal settimanale Giallo. Ed è nella presunta gelosia della studentessa che gli inquirenti sono convinti abbia avuto origine il movente del duplice delitto.

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