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Omicidio Pordenone, Giosuè Ruotolo: avvocato conferma messaggi anonimi a Teresa

Anche l’avvocato di Giosuè Ruotolo, Roberto Rigoni Stern, avrebbe ammesso l’esistenza di diversi messaggi inviati dal suo assistito a Teresa Costanza. Il legale nega però che il loro contenuto fosse molesto, come riporta Il Gazzettino.it: “Nessuna molestia. Solo uno scambio di messaggi con Teresa per avvertirla dell’atteggiamento libertino di Trifone”.

Viene dunque confermata l’indiscrezione di ieri secondo cui i carabinieri del Ros di Roma avrebbero già depositato in Procura, a Pordenone, la prima relazione sui contenuti di pc e tablet sequestrati ai due indagati per il duplice omicidio di Pordenone, Giosuè Ruotolo e la fidanzata Rosaria Patrone.

C’è attesa ora per la relazione dei Ris di Parma, che nell’arco di 10 giorni dovrebbero depositare il risultato delle analisi scientifiche sulla quarantina di reperti raccolti durante le indagini. Con ogni probabilità la verità investigativa sul delitto di Teresa Costanza e Trifone Ragone arriverà proprio dai dispositivi informatici: sembra infatti rafforzato – alla luce degli ultimi sviluppi dell’inchiesta – l’impianto accusatorio messo in piedi dalla Procura, secondo cui Ruotolo avrebbe ucciso spinto da movente passionale e per istigazione della fidanzata.

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Colpisce inoltre come gli elementi emersi in corso di indagine stridano fortemente con quanto dichiarato dagli indagati all’inizio dell’inchiesta: Ruotolo negò sempre di essere uscito di casa la sera in cui i fidanzati furono uccisi, per poi essere clamorosamente smentito dai video delle telecamere collocate vicino al luogo del delitto, e ammettere, solo dopo quella evidenza, di essere stato in palestra proprio nei minuti in cui si consumò l’omicidio, e subito dopo nei pressi del laghetto del parco di San Valentino, dove a settembre è stata ritrovata l’arma del delitto.

Ed ora, l’ennesimo passo falso suo e della fidanzata: Giosuè ha infatti sempre asserito di non frequentare Trifone e Teresa da tanto, dai tempi in cui il militare ucciso era anche suo coinquilino (fino all’aprile 2014); e Rosaria, fino a qualche settimana fa, riferiva agli inquirenti di non avere mai conosciuto né incontrato la coppia. Altra contraddizione: gli inquirenti hanno infatti scoperto l’esistenza di un falso profilo Facebook che lei e Giosuè avrebbero utilizzato per interagire in maniera anonima con i fidanzati uccisi, e dal quale sarebbero stati inviati i succitati presunti “messaggi sconcertanti” all’indirizzo di Teresa Costanza.

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