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Omicidio Pordenone: Giosuè Ruotolo clamorosamente smentito durante l’interrogatorio

Omicidio Pordenone: Giosuè Ruotolo ieri ha portato avanti l’interrogatorio iniziato una settimana fa in Corte d’Assise a Udine, dove è imputato per l’omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza.

Omicidio Pordenone, Giosuè ammette messaggi molesti a Teresa: “Ecco perché li inviavo”

Il militare campano ha negato con forza ogni addebito: “Ma sta scherzando avvocato? Assolutamente no, non ho ucciso io Teresa e Trifone”, ha risposto all’avvocato di parte civile Daniele Fabrizi che gli aveva posto la domanda diretta “Ha sparato lei a Teresa e Trifone?”. Ruotolo ha anche risposto di non sapere chi abbia sparato alla coppia, “sennò – ha aggiunto – lo avrei detto”. “Quando siamo andati sul posto, i commilitoni dicevano lo prenderanno subito, allora non ho detto a nessuno che ero stato lì perché non avevo visto nulla”, ha precisato poi Giosuè.

Ruotolo in sostanza ha negato ogni accusa, anche la presunta lite con Trifone di cui i suoi ex coinquilini e commilitoni, Daniele Renna e Sergio Romano, hanno riferito ai magistrati e da cui per l’accusa sarebbe scaturito il movente del delitto. L’imputato ha ammesso solo di aver creato il profilo Facebook “ANONIMO ANONIMO” da dove partivano i messaggi molesti a Teresa Costanza, attribuendo però gran parte della responsabilità ai due amici, che a suo dire spesso gli avrebbero suggerito le frasi moleste da indirizzare alla ragazza. Quando però Giosuè ha precisato che Sergio Romano era quello più presente, gli è stato fatto notare che nel periodo da lui indicato Romano non era in caserma a Cordenons perché in licenza. 

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