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Omicidio Pordenone, la replica dei familiari di Trifone alla lettera di Giosuè Ruotolo

Alla lettera che Giosuè Ruotolo ha affidato alla trasmissione Quarto Grado, in cui ribadisce la sua innocenza, si dice rispettoso del dolore dei genitori di Trifone ma nega nella maniera più assoluta di aver detto loro del presunto debito di 25 euro che Trifone avrebbe avuto con lui – “Preciso nel modo più assoluto di non aver mai compiuto una tale richiesta e ritengo offensivo attribuirmi un fatto di così basso valore morale”, queste le parole usate dal militare di Somma Vesuviana indagato per il duplice omicidio di Pordenone – i familiari del militare ucciso hanno deciso di rispondere con il silenzio.

Sono stati accusati da Giosuè Ruotolo di avere mentito, eppure hanno scelto la strada della non-risposta, forse per non alimentare oltremodo una vicenda giudiziaria che sta diventando sempre più mediatica. “Riteniamo opportuno e preferibile evitare di replicare”, queste le uniche parole pronunciate al riguardo da Giuseppe Ragone, fratello di Trifone.

La famiglia del militare brutalmente assassinato il 17 marzo scorso insieme alla fidanzata Teresa Costanza, attende giustizia e verità. Le indagini intanto vanno avanti: sono iniziate oggi le analisi dei Ris sul giubbotto, l’auto, i dispositivi elettronici ed altri reperti sequestrati all’indagato nelle scorse settimane. A tal riguardo il procuratore si era detto convinto che dagli esami sarebbe emersa la colpevolezza dell’indagato.

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