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Omicidio Pordenone news movente delitto: spunta pista dell’invidia

Giosuè Ruotolo si difende dall’accusa di omicidio, non è lui, dice, ad avere ucciso Teresa Costanza e Trifone Ragone. Anche ieri il militare campano, ai microfoni di Domenica Live ha ribadito la sua estraneità ai fatti che gli vengono contestati: “Per quella tragica sera non ho un alibi ma questo non vuol dire che sono colpevole. Quella vicenda mi ha distrutto per mesi”.

Nel frattempo le indagini sull’omicidio della coppia di fidanzati vanno avanti a ritmo serrato, dando l’impressione di essere giunte alla risoluzione del caso. È di oggi infatti un’indiscrezione diffusa da Il Giorno sul presunto movente del delitto: ci sarebbe una lite all’origine di presunti dissapori tra Trifone e Giosuè, un antagonismo tra i due commilitoni scaturito relativamente a un concorso per il transito nella Guardia di Finanza.

Secondo l’indiscrezione siffatta ipotesi investigativa sarebbe al vaglio degli inquirenti, alimentata anche dalla debolezza dell’alibi dell’indagato, il quale ha sempre dichiarato di essere stato in casa a giocare con la Playstation la sera del delitto; le sue parole però sono state smentite dalla cella telefonica agganciata dal suo telefono, che lo collocherebbe, il 17 marzo 2015 alle 20, nei pressi del palasport Crisafulli e del laghetto del parco San Valentino, rispettivamente luogo del delitto e del ritrovamento dell’arma usata dal killer di Teresa e Trifone.

 

 

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