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Omicidio Pordenone news, parla l’indagato: “Non c’entro e lo dimostrerò”

È senza un alibi per la sera del 17 marzo 2015, Giosuè Ruotolo, indagato per l’omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza. Riservato e schivo, il 26enne di Somma Vesuviana conosceva molto bene Trifone: i due erano amici, colleghi e anche ex coinquilini.

Sul commilitone campano gravano importanti indizi di colpevolezza frutto di un minuzioso e lungo lavoro di indagine che ha portato la Procura di Pordenone, dopo 6 mesi, alla iscrizione del suo nome nel registro degli indagati. Ruotolo, che finora è sempre stato sentito come persona informata sui fatti, a breve sarà interrogato e dovrà dare una versione dei fatti sulla sera in cui i fidanzati furono giustiziati.

Raggiunto dai microfoni di NewsMediaset, il militare si è difeso, proclamando la sua totale estraneità alla vicenda: “Io non c’entro ma è giusto che indaghino, così verranno eliminati tutti i dubbi”, queste le sue parole. Ruotolo ostentando sicurezza ha poi detto di essere fiducioso anche sullo sviluppo delle indagini – “Troveranno il colpevole. Io e Trifone eravamo amici” – ed ha ammesso di avere portato la bara di Trifone al funerale: “Sì, mi sembrava giusto farlo”. “Non vuol dire che sono colpevole” ha poi dichiarato in merito al fatto di essere senza un alibi per la sera dell’omicidio.

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