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Omicidio Pordenone news Quarto Grado: intervista alla fidanzata di Giosuè

Il prossimo 10 ottobre inizia il processo a carico di Giosuè Ruoto, accusato dell’omicidio di Trifone Ragone e della fidanzata Teresa Costanza. Nel giallo di Pordenone sarebbe coinvolta anche Rosaria Patrone, fidanzata dell’imputato, che la sera del delitto si trovava a Somma Vesuviana.

Per via della creazione del profilo Facebook ‘anonimo anonimo’, con cui Giosuè avrebbe molestato Teresa Costanza, e per via di una serie di messaggi sospetti e comportamenti ritenuti ‘anomali’ dalla Procura, la Patrone è indagata e sarà processata per favoreggiamento nei confronti di Ruotolo, in quanto ritenuta “istigatrice” del delitto. Rosaria disse ad alcune amiche di non parlare dei messaggi in questione se interrogate, e ad una addirittura confidò: “Temo di averlo istigato”.

Alle 20,13 della sera del delitto (17 marzo 2015) Rosaria scrisse a Giosuè: “Amore, hai fatto qualcosa che non mi hai detto?”, e questo messaggio è proprio l’elemento indiziario che ha portato gli inquirenti a sospettare di lei. Stasera a Quarto Grado è stata mandata in onda una intervista esclusiva di Rosaria, che parla per la prima volta a mezzo stampa (senza farsi inquadrare in volto) da quanto è avvenuto il delitto.

“Sto male perché non è facile convivere con le continue falsità che dicono su di me. Mi insultano, giornali e tv raccontano menzogne”, ha esordito così la studentessa 24enne, che ammette“L’avere avvicinato le mie amiche è stato un errore dettato dalla mia giovane età … Non so precisamente da chi è stato creato questo profilo … so solo che è stato creato in una caserma … e non volevo creare problemi a Giosuè perché sapevo che non è lecito farlo”.

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“Ho sempre detto tutto quello che so, l’aver voluto difendere sempre Giosuè viene letto come la mia volontà di essere sua complice” – spiega Rosaria Patrone –  “lo facevo per attirare l’attenzione di Giosuè, volevo più attenzione da lui. Oggi capisco che sono stati esagerati quei messaggi, delle sciocchezze sempre dettate dalla mia ingenuità”, ha detto per giustificare i messaggi deliranti inviati al fidanzato in cui si fingeva moribonda o vittima di violenze sessuali.

Rosaria Patrone spiega così l’ambiguo messaggio inviato a Giosuè pochi istanti dopo il delitto di Teresa e Trifone: “Gli ho fatto quella domanda – ‘Hai fatto qualcosa che non mi hai detto?’ perché nei giorni precedenti avevamo avuto dei litigi … gli facevo quella domanda relativamente a questi litigi sul fatto della possibilità che lui uscisse con altre ragazze”“Io credo nella innocenza di Giosuè e non ho mai detto che ci siamo lasciati. Lo conosco, per me è innocente, per me è un ragazzo straordinario e credo in lui”, ha poi concluso sostenendo con fermezza di essere convinta della innocenza di Ruotolo.

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