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Omicidio Pordenone processo: un testimone potrebbe scagionare Giosuè, ecco chi è

Indagato dalla Procura per false informazioni al magistrato, perché reticente in relazione ad una verità dei fatti a sua conoscenza, ma di cui non avrebbe detto tutto ciò che sa. Lui è uno dei testimoni chiamati a deporre dalla difesa di Giosuè Ruotolo, il militare campano imputato per l’omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone.

Il teste è un giovane di Pordenone frequentatore della palestra che la sera del delitto (17 marzo 2015) uscì dal centro sportivo alle 19.48 – due minuti prima che i fidanzati venissero giustiziati – e si diresse verso la sua auto, parcheggiata a poca distanza dalla Suzuki bianca in cui si consumò il duplice omicidio. Il ragazzo, interrogato dagli inquirenti, avrebbe detto di avere udito spari ma di non aver scorto nei minuti successivi il passaggio di nessuno né di aver notato movimenti sospetti e tanto meno Giosuè Ruotolo a bordo della sua Audi grigia. Avrebbe sentito più spari mentre, chino nella sua vettura, si apprestava a riporre il borsone nel bagagliaio. Disse però di non essersi voltato in direzione dei rumori, pensando che fosse inverosimile che qualcuno in quel parcheggio stesse esplodendo dei colpi di pistola e ipotizzando dunque che si trattasse di petardi. Ma per gli inquirenti mentirebbe.

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Unici particolari riferiti, e che ripeterà in aula, “il rumore di uno scooter che si allontana a tutta velocità e il mistero della Ford Ka ferma all’ingresso del piazzale in via Interna” (Fonte Messaggero Veneto). Chi c’era a bordo di quell’auto che, a detta del testimone, era ferma in sosta con i fari accesi rivolti verso la via Interna? “Non sono riuscito a vedere se a bordo ci fosse qualcuno”, avrebbe detto il giovane che potrebbe scagionare Ruotolo.

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