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Omicidio Pordenone, Quarto Grado: messaggi shock di Trifone prima di morire

La decisione dei giudici del tribunale del Riesame di negare i domiciliari a Giosuè Ruotolo è arrivata ieri sera alle 23,30, dopo 3 ore di camera di consiglio e un’udienza durata per tutta la giornata. Sguardo cupo e basso, Giosuè si è defilato in men che non si dica evitando i cronisti, apparendo leggermente ingrassato nelle immagini diffuse stasera da Quarto Grado.

In trasmissione stasera sono stati mostrati questi messaggi inediti, emersi ieri in udienza: “Amore, ho fatto a mazzate”, scriveva l’11 marzo 2015 (sei giorni prima di essere assassinato) Trifone a Teresa, “Amore ma che dici, mi fai preoccupare”, rispondeva lei. “Un casino, zigomo rotto”, spiegava il militare, facendo riferimento a un misterioso “Raschi” la cui identità gli inquirenti non sarebbero riusciti a scoprire.

Chi è la persona con cui Trifone aveva fatto a botte, poco prima di essere ucciso? E perché quello scambio di messaggi sarebbe stato ritenuto dagli investigatori irrilevante per le indagini? L’avvocato di Ruotolo, Roberto Rigoni Stern, a fine udienza ieri ha dichiarato ai cronisti di Quarto Grado: “Ricorreremo alla Cassazione contro la conferma della custodia cautelare in carcere di Ruotolo”, anticipando l’intenzione di sollevare molte obiezioni nei confronti del quadro accusatorio, in primis la presunta debolezza del movente, giacché con la revoca dei domiciliari per Rosaria, tornata dunque in libertà ma sempre indagata per favoreggiamento, ora verrebbe meno un pezzo del teorema accusatorio nei confronti del suo assistito.

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