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Omicidio Renata Rapposelli: tre prove inchiodano figlio ed ex marito, cosa è emerso al processo

Omicidio Renata Rapposelli processo: Simone e Giuseppe Santoleri, figlio ed ex marito della pittrice anconetana, a processo per omicidio volontario ed occultamento di cadavere, inchiodati da inconfutabili elementi tecnici.

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Tabulati telefonici e telecamere di videosorveglianza, infatti, proverebbero la loro presenza sul luogo in cui venne rinvenuto il cadavere decomposto della povera donna, a pochi metri dal fiume Chienti nelle campagne di Tolentino. Secondo l’accusa, Renata sarebbe stata strangolata e uccisa in casa dei due uomini, a Giulianova, in provincia di Teramo (Abruzzo), nel pomeriggio del 9 ottobre 2017. Il lungo tragitto in auto, dall’Abruzzo alle Marche, è stato immortalato da due filmati di un impianto di videosorveglianza a Porto Sant’Elpidio, che mostra – con targa leggibile – la Seicento bianca dei Santoleri transitare verso nord il 12 ottobre. Ci sono poi i tabulati telefonici, che non registrano più attività del cellulare di Renata Rapposelli dal pomeriggio del 9 ottobre, quando da Ancona arrivò a Giulianova in treno, attirata con l’inganno dall’ex marito. I tabulati permettono di localizzare la Rapposelli nell’appartamento dei due uomini tra le 13 e le 15:39 del 9 ottobre. Dopo quel momento, nessun segno di vita del dispositivo elettronico.

A questi elementi oggettivi se ne aggiungerebbe un terzo: il pc di Simone Santoleri, che quotidianamente veniva acceso e collegato alla rete internet per ore e proprio il 12 ottobre, giorno dell’occultamento del corpo della Rapposelli, non viene acceso se non in tarda serata. Questi dati inconfutabili sono i capisaldi dell’impianto accusatorio del pm Enrica Medori, che si fanno forza delle perizie dei consulenti tecnici che hanno compiuto i succitati accertamenti. Dai video si scorgerebbe addirittura la presenza, sul sedile posteriore dell’auto, di un oggetto voluminoso che occupava la parte posteriore dell’abitacolo, che potrebbe somigliare a una grossa scatola. Presumibilmente il cadavere della povera Renata.

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Il processo riprenderà a fine settembre: sarà quello il momento in cui i consulenti incaricati della perizia psichiatrica renderanno noti gli esiti del loro lavoro e diranno al giudice se i due imputati abbiano o meno agito nel pieno delle proprie facoltà mentali.

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