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Omicidio Rozzano news: abusi sulla nipotina per circa due anni e non sarebbe stata la sola vittima

La vendetta di Rozzano si arricchisce di particolari agghiaccianti che potrebbero rivelare abusi ripetuti in cui la vittima non è la sola nipotina di Antonio Crisanti. Il 63enne, ucciso per vendetta dal genero con l’aiuto di un amico, avrebbe abusato della bambina per circa due anni; cosicché i due uomini, rispettivamente di 35  e 27 anni, avrebbero organizzato una trappola per attirare il suocero a Rozzano, allontanandolo da Napoli, dove si era stabilito. Come riportato dal Corriere della Sera: “Andavano avanti da almeno due anni i presunti abusi del 63enne ucciso a Rozzano nei confronti della nipotina. Una storia dell’orrore che la piccola aveva trovato il coraggio di raccontare solo nel novembre scorso quando la madre, allertata da un messaggio che la figlia le aveva lasciato, si era precipitata al San Paolo per farla visitare da una equipe di psicologi. […] durante le audizioni protette sono emerse altre molestie e violenze iniziate, appunto, già nel 2016. E si parla di altre giovani vittime coinvolte sulle quali sono ancora in corso le indagini”.

Rozzano, da chiarire alcuni punti dell’omicidio

Resta ancora da chiarire il ruolo dell’amico 27enne che Emanuele Spavone, genero della vittima, ha cercato di scagionare affermando che avrebbe soltanto guidato lo scooter. Una testimonianza che non convince il pm, dato che gli inquirenti avrebbero perlustrato la zona per un po’ di tempo prima di trovare la vittima. Anche il ‘giallo’ della pistola resta irrisolto: Spavone, interrogato sull’argomento, avrebbe ammesso di non ricordare dove l’abbia gettata: “Ho avuto un blackout”, sarebbero state le parole. Nessuna novità nemmeno sulla presunta trappola, non si sa come gli assassini siano riusciti ad attirare Crisanti che non tornava a Rozzano più o meno dall’estate.

Omicidio Rozzano: questioni familiari irrisolte

Come riporta il Corriere, bisogna ancora far luce su diversi aspetti: “Oltre alla pistola i due arrestati non hanno spiegato come siano riusciti a sapere dove si trovava il 63enne. L’uomo, proprio per via degli abusi, era stato bandito dalla famiglia. E anche il fratello del killer, un nome molto conosciuto a Rozzano con molti precedenti, non era in buoni rapporti con il «nonno». Ma in questi mesi sarebbe stato proprio lui a calmare il fratello e a farlo desistere dai propositi di vendetta in attesa del corso della giustizia. Anche se i magistrati non avevano richiesto misure cautelari nei confronti del 63enne”.

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