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Omicidio Sara Di Pietrantonio: fidanzato processato con rito abbreviato, per lui niente ergastolo

Omicidio Sara Di Pietrantonio processo: il fidanzato Vincenzo Paduano sarà processato con rito abbreviato e dunque non sarà condannato all’ergastolo; nella peggiore delle ipotesi, infatti, sarà condannato a 30 di carcere in virtù dello sconto di un terzo della pena previsto per legge. Lo ha deciso il gup Gaspare Sturzo che ha accolto la richiesta del difensore dell’imputato. Paduano, che oggi non era in aula, dovrà rispondere dei reati di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, stalking e distruzione di cadavere. Le udienze sono state fissate per il 7 e 10 aprile prossimo. La sentenza è prevista per il 5 maggio.

A compromettere ulteriormente la sua posizione i numerosi messaggi minatori inviati alla vittima mesi e mesi prima che venisse assassinata. “Dovrai soffrire come sto soffrendo io”, le scriveva su Facebook dimostrando di non voler accettare la fine della loro storia e dunque la premeditazione dell’omicidio (la 22enne fu strangolata e data alle fiamme) che poi ha messo in atto la notte del 29 maggio 2016 alla periferia di Roma.

“Tabula rasa” e “Diluvio universale” sono le due frasi aberranti pubblicate dalla guardia giurata sulla sua bacheca Facebook, a 48 ore dall’omicidio. Prova dunque della premeditazione inizialmente non riconosciuta all’imputato dal giudice per le indagini preliminari. La giovane Sara Di Pietrantonio viveva nel terrore, con l’ansia di essere uccisa dal suo ex. Non dormiva, e lo confidava all’amica. Dalle indagini è inoltre emerso che Vincenzo Paduano una volta l’avrebbe strattonata e schiaffeggiata in pubblico. “Perché vuoi uccidermi?”, le scriveva via messaggio, lei, terrorizzata.

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