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Omicidio Teresa e Trifone, Giosuè Ruotolo: a processo la ex fidanzata, ecco di cosa è accusata

Omicidio Teresa e Trifone: non solo Giosuè Ruotolo ma anche l’ex fidanzata, Rosaria Patrone, subirà un processo. L’ex militare campano, già condannato in primo grado all’ergastolo per duplice delitto di Pordenone, sarebbe stato fomentato dalla ragazza. Alla luce di quanto riferito dal programma di Rai Tre, Chi l’ha visto?Mariarosa Patrone dovrà rispondere alle accuse di favoreggiamento e false dichiarazioni. La giovane avrebbe aiutato il suo ex fidanzato, chiedendo alle sue amiche di non parlare di alcuni argomenti, in primis delle presunte molestie che Giosuè avrebbe rivolto a Trifone e Teresa su Facebook. Proprio l’accertamento del profilo Facebook fasullo ‘Anonimo Anonimo’, creato da Ruotolo nel pc che usava nel suo ufficio della caserma di Cordenons, dal quale Giosuè inviava messaggi molesti a Teresa Costanza, è stata una prova pesante a carico dell’imputato, che ha consolidato il movente del duplice delitto secondo la ricostruzione fatta dalla Procura.

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Il processo a Mariarosaria vuole anche scandagliare la cancellazione di alcuni messaggi scambiati con Ruotolo e che potrebbero riguardare i fatti avvenuti nel parcheggio del palasport di Pordenone, il luogo dove si è consumato l’orrendo crimine, intorno alle 20 del 17 marzo 2015. La ex fidanzata di Ruotolo è stata interrogata, nell’ambito delle indagini preliminari, e in quell’occasione smentì che fra il suo ex e Trifone vi fossero dei dissidi. Si tratterebbe di una falsa testimonianza, secondo quanto l’inchiesta ha fatto emergere, giacché Mariarosa sarebbe stata a conoscenza dell’astio fra i due. Nel gennaio scorso ha avuto luogo la seconda udienza del processo d’appello a Giosuè Ruotolo presso la Corte d’Assise di Trieste.

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La 26enne studentessa universitariaavrebbe aiutato Ruotolo non fornendo informazioni utili alle indagini e omettendo di riferire delle minacce che il giovane di Somma Vesuviana avrebbe fatto a Teresa Costanza. Secondo il Tribunale, infatti, le minacce inviate tramite Facebook da un profilo anonimo alla giovane vittima sarebbero il fulcro del movente. Patrone avrebbe anche coinvolto le amiche, chiedendo loro di tacere su quanto sapevano dei messaggi minatori. Inoltre, nell’interrogatorio avvenuto a Pordenone il 23 settembre del 2015, la ragazza avrebbe affermato che tra il fidanzato e le due vittime non c’era mai stato alcun attrito o contrasto. Affermazione smentita proprio dalla sentenza che considera le minacce ricevute dalla coppia di fidanzati la miccia che ha acceso la furia omicida di Ruotolo.

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