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Omicidio Yara: finisce incubo per Moahamed Fikri, finora unico indagato

Il delitto della giovane Yara Gambirasio, consumatosi il 26 novembre 2010 a Brembate, nel bergamasco, ha finalmente un colpevole. Benché il Dna dell’omicida fosse da mesi in possesso degli inquirenti, non si sapeva a chi appartenesse. Fino a ieri pomeriggio, quando vi è stata una clamorosa svolta nelle lunghe e difficilissime indagini, che andavano avanti da quasi 4 anni: il presunto assassino della giovane Yara si chiama Massimo Giuseppe Bossetti, muratore 44enne di Clusone (Bergamo), senza alcun precedente penale, sposato e padre di tre figli. L’uomo, nella tarda serata di ieri, ha scelto di non rispondere alle domande degli investigatori, ma certamente il fatto che gli stessi ne abbiano convalidato il fermo, forti della inconfutabilità della prova del Dna, compatibile oltre il 90% con quello definito “Ignoto 1” in loro possesso, rende altissima la probabilità che Bossetti, il sospetto omicida, sia incriminato.Yara Gambirasio

Una svolta importantissima quella verificatasi ieri sera, che automaticamente scagiona dal sospetto di omicidio della piccola Yara l’unico indagato per questo delittoMohamed Fikri, il marocchino di 26 anni che nella prima fase delle indagini fu iscritto nel registro degli indagati, prima con l’accusa di omicidio e poi di favoreggiamento. Quando il giovane marocchino venne sospettato, il corpo della ragazzina non era ancora stato ritrovato. Il 5 dicembre 2010 Fikri, che lavorava in un cantiere edile nei pressi di Brembate, fu bloccato dalla Polizia mentre si stava imbarcando su una nave diretta a Tangeri. Il giovane era stato sospettato di essere coinvolto nella sparizione della allora 13enne per aver pronunciato una frase ambigua, captata da una intercettazione ambientale: “Allah, perdonami, non l’ho uccisa”. I sospetti su di lui, poi, si acuirono maggiormente perché proprio nel cantiere in cui il giovane lavorava come piastrellista, a Mapello, i cani molecolari fiutarono la presenza della giovane di Brembate. Solo dopo mesi venne a galla la verità: la frase in arabo che lo inchiodava era stata male interpretata e tradotta nel corso delle indagini, nonostante lui avesse sempre ribadito la sua innocenza: “Non ho mai detto ‘Allah, perdonami, non l’ho uccisa io’. Dal Marocco a Dubai, quello che ho detto significa ‘Allah, fa che risponda'”. In una intervista al giornale Oggi, Mohamed Fikri continua nella sua ricostruzione dei fatti e chiarisce il vero significato di un’altra sua frase – “L’hanno uccisa davanti al cancello” – erroneamente interpretata dagli inquirenti: “È stata tolta da una conversazione tra me e la mia fidanzata Fathia. Fa parte di una telefonata in cui le spiegavo le domande degli inquirenti. Ed è stata lei a chiedermi se poteva essere stata uccisa davanti al cancello. Ma carabinieri e pm di questa conversazione non mi hanno mai chiesto niente”.

Anche se circa due anni fa il giovane marocchino è stato scagionato dalle pesanti accuse, il dubbio sulla sua colpevolezza o potenziale coinvolgimento nella sparizione della piccola Yara non fu mai definitivamente cancellato, fino a ieri, giorno della svolta. Lo ha ribadito anche il suo legale Roberta Barbieri: “Il fermo del presunto assassino della ragazza è una ulteriore riabilitazione, perché c’era qualcuno che ancora nutriva dubbi nei confronti del mio assistito”. Intanto, a quasi 4 anni di distanza dal brutale assassinio della tredicenne, Mohamed Fikri ha perso il lavoro ed è impossibilitato a trovarne un altro a causa del mancato rinnovo del suo permesso di soggiorno.Massimo Bossetti

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