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Omofobia: scoperto legame con malattia mentale fra le persone intolleranti

Il termine omofobia è stato coniato dal sociologo George Weinberg nel 1972 per definire una specifica malattia del pregiudizio, e già negli anni ’50 Theodor Adorno aveva individuato un legame tra le varie malattie del pregiudizio e alcuni tratti della personalità (come insicurezza, immaturità e fragilità) che trovano sfogo nell’ostilità verso le minoranze. Recentemente questa connessione tra caratteristiche mentali e atteggiamenti di odio verso i membri delle comunità gay è stato studiato dall’Università di Tor Vergata di Roma e dall’Università degli Studi dell’Aquila, e la ricerca è stata pubblicata sul Journal of Sexual Medicine.

Gli studiosi hanno condotto test psicometrici su più di 500 studenti. Per prima cosa ai partecipanti è stato chiesto di rispondere a delle domande riguardanti le proprie reazioni nei confronti dei gay per poter valutare il livello di omofobia di ciascun soggetto. La ricerca ha poi indagato sui modelli di attaccamento dei partecipanti, valutando come “sano” il modello di chi si sente a proprio agio con gli altri e che, a sua volta, li fa sentire a proprio agio; “malsano” quello di chi ha sfiducia negli altri e va dall’evitare l’intimità a cercarne troppa. Infine si è valutata la maturità o l’immaturità con cui i soggetti tendono a gestire le situazioni, controllando le proprie reazioni emotive o lasciandosi andare a reazioni impulsive o passivo-aggressive.

I risultati hanno mostrato che chi si trova in uno stato mentale malsano e vive disagio nelle relazioni interpersonali, aggressività e paura, ha una maggiore tendenza all’omofobia. Di certo questa malattia del pregiudizio non è riconducibile solo a disfunzioni della personalità: ci sono senz’altro anche fattori culturali o religiosi in gioco.
Photo Credit: nito/Shutterstock

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