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OMS: HIV,farmaci retrovirali necessari per i maschi omosessuali

L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha lanciato, in vista della Conferenza Internazionale sull’AIDS ,un allarme rivolto a tutti gli uomini che abbiano rapporti sessuali con altri uomini. Nel sito web dell’organizzazione è stato divulgato che, per evitare l’infezione da HIV, dovrebbero essere assunti, come metodo aggiuntivo e preventivo di pre-esposizione, dei farmaci retrovirali associati all’uso dei profilattici. Questo allarme è stato reso noto in quanto i tassi d’infezione da HIV tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini rimangono alti quasi ovunque (rischiano 19 volte in più rispetto al resto della popolazione) e sono urgenti nuove opzioni preventive.

OMS: farmaci retrovirali preventivi per i maschi omosessuali

Il comunicato dell’Oms sottolinea: “Se gli omosessuali seguissero questa profilassi si potrebbero evitare un milione di nuovi contagi in dieci anni”. Le categorie più a rischio sono oltre i maschi omosessuali, i carcerati, i tossicodipendenti, i lavoratori del sesso e i transessualiGottfried Hirnschall, capo del dipartimento HIV dell’OMS ha appurato: “Constatiamo una esplosione dell’epidemia in questo gruppo a rischio soprattutto per un abbassamento della guardia dal punto di vista della prevenzione”.Stefano Vella, direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità spiega che questa misura dovrà essere adottata anche in Italia e sottolinea che la pillola non sostituirà altri metodi di prevenzione.

Vella afferma: “In Italia il numero di nuovi casi fortunatamente è più basso rispetto ad altri paesi ma per vedere esempi dell’esplosione delle nuove infezioni non dobbiamo andare lontano. Nel Marais a Parigi, ad esempio, l’incidenza dell’Hiv è del 7%, superiore a quella del Botswana. Per questo la raccomandazione vale per tutto il mondo, Italia compresa. Il principio è lo stesso della profilassi antimalarica per chi va in Africa, anche se ci sono dei problemi da risolvere. Intanto c’è l’aderenza alla terapia, che i test hanno dimostrato essere difficile da ottenere, poi c’è il problema dell’accesso. Queste terapie non si trovano certo in farmacia, ed è difficile dire chi dovrebbe pagarli. In Italia, almeno per ora, non certo il Ssn, forse sarebbe più giusto che chi li usa li pagasse di tasca propria. L’aderenza alla terapia è già difficile da ottenere in chi è malato – sottolinea Vella – in questo caso rischieremmo di avere persone che magari si sentono sicure, e si espongono al contagio, senza invece essere immuni. Per questo bisogna continuare a spingere anche sugli altri metodi, a cominciare dal preservativo. Ora nuove sperimentazioni stanno cercando di stabilire se anche prendendo la compressa più sporadicamente, in pratica `on demand´, la protezione rimane, questo faciliterebbe le cose”.

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