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ONU: qual è l’unico Stato non riconosciuto dal resto del mondo oggi?

Era il 26 giugno 1945, quando venne firmato a San Francisco lo Statuto che avrebbe dato origine all’ONU, l’organizzazione intergovernativa delle Nazioni Unite sorta con l’obiettivo di mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Il trattato, firmato da 50 stati, entrò ufficialmente in vigore il 24 ottobre 1945, dopo la ratifica da parte della maggioranza dei paesi firmatari e dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (ovvero Francia, Cina, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica).

Attualmente l’organizzazione riunisce 193 paesi al mondo. Ma quali sono gli Stati, oggi, non appartenenti alle Nazioni Unite? Taiwan è stato estromesso dall’ONU nel 1971 per volere della Cina. Altri due Stati, la Palestina e il Vaticano, godono di uno status particolare, essendo paesi non membri eppure riconosciuti come “osservatori”.

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Ma le casistiche non finiscono qui: alcuni paesi al mondo, come il Nagorno Karabak, la Nuova Russia e la Transnistria, sono riconosciuti solamente da membri non aderenti alle Nazioni Unite. Esistono, poi, altri stati non membri dell’ONU riconosciuti almeno da un membro dell’ONU – come il Kosovo, Cipro del Nord, Palestina e Taiwan, solo per citarne alcuni – e altri membri dell’ONU non riconosciuti da almeno un membro dell’ONU. Insomma, la casistica sembra infinita.

Un’ultima curiosa eccezione riguarda la Somaliland, unico caso attuale di stato de facto sovrano non riconosciuto. Questo piccolo stato del Corno d’Africa si è autoproclamato indipendente dalla Somalia il 18 maggio 1991. All’apparenza non gli manca nessuna caratteristica per non essere definito uno stato: ha un territorio delimitato, lingue ufficiali (somalo, arabo ed inglese), conia una propria moneta ed è munito di un esercito (non essendo, peraltro, uno stato belligerante). Ma come riporta l’Internazionale, sulla questione del Somaliland, l’Unione africana, a cui di solito la comunità internazionale si rimette per questo genere di questioni, si è attenuta alla sua linea tradizionale: riconoscerlo significherebbe dare “man forte” alle pretese separatiste della regione, compresi molti territori secessionisti della Somalia (Jubbaland, Puntland e Hiranland).

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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