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Oriana Fallaci e Alekos Panagulis: la travolgente storia d’amore

90 anni fa nasceva Oriana Fallaci, scrittrice, giornalista, inviata di guerra. Il 29 giugno 1929 veniva al mondo a Firenze una delle più discusse figure femminili della storia del Novecento, intellettuale amata e odiata, un esempio per quante sognano di muovere i primi passi nel mondo della comunicazione. Tra i suoi libri più belli, anche se è davvero difficile sceglierne uno, I sette peccati di Hollywood, Il sesso inutile, Penelope va alla guerra, Gli antipatici, Se il sole muore, Niente e così sia, Intervista con la storia, Lettera a un bambino mai nato e Un uomo. Proprio su quest’ultimo vorrei indugiare per raccontare la donna fragile che si nascondeva dietro la giornalista feroce.

Oriana Fallaci e la travolgente storia d’amore con Alekos Panagulis

«Negli abbracci forsennati o dolcissimi non era il tuo corpo che cercavo bensì la tua anima, i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, i tuoi sogni, le tue poesie. E forse è vero che quasi mai l’amore ha per oggetto un corpo, spesso si sceglie o si accetta una persona per la malìa inesplicabile con la quale essa ci investe, o per ciò che essa rappresenta ai nostri occhi, alle nostre convinzioni, alla nostra morale; però il veicolo di un rapporto amoroso rimane il corpo e, se quello non ti seduce, qualcos’altro deve pur sedurti. Il carattere, ad esempio, il modo di vivere o di comportarsi. E col tempo avevo scoperto che neanche il tuo carattere mi piaceva molto. […] Ma allora perché avevo avuto quell’impulso di correrti dietro, di abbracciarti, sentire i tuoi baffi contro la mia guancia, perché ora sentivo il bisogno di raschiarmi la gola e ricacciare indietro le lacrime?», così scrive Oriana Fallaci nel romanzo del 1979 Un uomo, che narra la «solita tragedia dell’individuo che non si adegua, che non si rassegna, che pensa con la propria testa, e per questo muore ucciso da tutti». Dietro quelle pagine meravigliose, quanto crude, c’è una storia vera: il protagonista è Alekos Panagulis, uno dei più famosi leader della resistenza greca alla dittatura dei colonnelli, che fu a lungo perseguitato e poi imprigionato per aver attentato alla vita del tiranno greco Geōrgios Papadopoulos, senza riuscirci. Il 23 agosto 1973 Alexandros Panagulis incontra Oriana. Da un giorno appena è tornato a respirare la libertà che tanto gli mancava. La Fallaci, allora famosa per i reportages della guerra del Vietnam, non può lasciarsi sfuggire l’occasione di incontrarlo per un’intervista. E l’inizio della fine.

«E tirò fuori due miei libri e una collezione dei miei articoli e una grammatica italiana, un vocabolario greco-italiano!»

«Il giorno che uscì dal carcere di Boiati. Andai a intervistarlo. […] Lui diceva che gli avevo fatto compagnia per tanti anni, in prigione, con i miei articoli, i miei libri … E all’inizio non ci credevo, pensa… Poi, invece, quando gli restituirono gli oggetti che teneva nella cella: un paio di scarpe, una coperta, un pacco di libri e di giornali, esclamò tutto contento: “Guarda guarda!”. E tirò fuori due miei libri e una collezione dei miei articoli e una grammatica italiana, un vocabolario greco-italiano. Perché in carcere s’era messo a studiare l’italiano… E, al lato di un mio scritto in italiano, i suoi appunti sulla coniugazione del verbo amare. “Se io avessi amato, se tu avessi amato, se egli avesse amato…”. Insomma. Il giorno in cui uscì di prigione non ci conoscemmo: ci riconoscemmo». Oriana e Alekos fecero coppia dal 1973 al 1976. Una relazione devastante, che regala alla scrittrice fiorentina una nuova primavera: «E l’amore esisteva, non era un imbroglio, era piuttosto una malattia, e di tale malattia potevo elencare tutti i segni, i fenomeni». All’indomani dell’uscita del libro Un uomo, col candore di una bambina Oriana spiegò cosa fosse l’amore: «Hai mai visto, nei torrenti, quei sassi che stanno uno contro l’altro e non si muovono neanche con la spinta dell’acqua e, se si muovono, si muovono insieme? Sono due sassi ben distinti, fatti in modo diverso, ma è successo questo col tempo: è successo che con l’attrito hanno raggiunto un’intesa e uno ha assunto una forma convessa, l’altro concava, e allora, restando indipendenti, sono diventati un’unica cosa. Un sasso solo!».

Oriana Fallaci: «S’agapò tora che tha s’agapò pantote”. “Cosa significa?” “Significa: ti amo ora e ti amerò sempre!”»

Quella stessa dolcezza, che guai a fargliela presente, la Fallaci l’aveva avuta nel descrivere Panagulis al primo incontro; lo aveva definito un uomo «dal volto di un Gesù crocifisso dieci volte». E forse proprio questo di lui l’affascinava: la durevole tenerezza che ne segnava il viso, unita alla contraddittorietà del carattere, frutto dell’aver vissuto forse sulla propria pelle l’orrore della dittatura. E la Fallaci aveva un debole per le cause difficili. Quel trentaquattrenne, che aveva la saggezza di chi sapeva che mai sarebbe diventato vecchio le resterà accanto fino al primo maggio 1976, giorno in cui il greco perde la vita in un incidente stradale, avvolto ancora oggi nel mistero. Nel romanzo-verità di cui parlavo in apertura l’appassionata Oriana Fallaci scrive: «S’agapò tora che tha s’agapò pantote”. “Cosa significa?” “Significa: ti amo ora e ti amerò sempre. Ripetilo.” Lo ripeto sottovoce: “E se non fosse così?” “Sarà così.” Tento un’ultima vana difesa: “Niente dura per sempre, Alekos. Quando tu sarai vecchio e…” “Io non sarò mai vecchio.” “Sì che lo sarai. Un celebre vecchio coi baffi bianchi.” “Io non avrò mai i baffi bianchi. Nemmeno grigi.” “Li tingerai?” “No, morirò molto prima. E allora sì che dovrai amarmi per sempre!». Bastano poche righe per comprendere che ad unire Alekos e Oriana era un sentimento abnorme, sincero quanto doloroso, smisuratamente bello e atroce al contempo. Perché non è vero che l’altra faccia dell’amore è l’odio, finanche l’indifferenza, ma la paura. Perché quando ti accorgi di temere di perdere una persona non hai bisogno di domandarti se l’ami. Perché la paura di perdere qualcuno è già essa stessa la più grande forma d’amore.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi", “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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